DA SAPERE
Paura del buio

Sono scaltrissimi. E altrettanto abili a nascondersi e mimetizzarsi nei luoghi più impenetrabili agli occhi dei “grandi”. Negli armadi. E sotto i letti. Prediligendo le camere dei bambini.
Sono i mostruosi abitanti del buio, pronti a saltar fuori quando mamma e papà hanno dato il bacio della buonanotte. E a volte a tenerli lontani non basta neppure la lucina accesa sul comodino.
E no, perché loro, malvagi, si accompagnano con rumori lugubri che circondano la casa.
Alzi la mano chi da bambino non ha avuto paura del buio. E magari ce l’ha ancora. «La paura del buio è quella al primo posto tra le fobie dei bambini e dei ragazzi – spiega la psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza Raffaella Pasquale - e forse è anche all’origine di tutte le paure, collegata alla mancanza, allo smarrimento, all’angoscia di separazione, che ci accompagna per tutta la vita, e di abbandono. Nel buio le cose spariscono: si collega anche all’angoscia della morte».
Assenza, lutto, tenebre, cecità: il nero come colore predominante nelle cose che incutono timore è anche di diversi topoi, di diversi luoghi della paura. Pensiamo all’immagine dell’uomo nero, o del cattivo lupo nero. E ai castelli, alle case disabitate, ai cimiteri, alle caverne, ambienti bui popolati da scheletri e fantasmi. E se un film a cartoni animati come Monsters & Co. è un perfetto esempio di come funziona la paura del buio nei bambini, va anche detto che, in linea generale, il buio e il timore delle tenebre sono temi molto sfruttati al cinema: soprattutto, rivolgendosi al pubblico adulto, negli horror. Segno che a questa fobia non si sottrae nessuno.
Ed è curioso anche sapere che uno dei registi maestri del brivido, Alfred Hitchcock, aveva confessato in un’intervista di avere paura del buio. Molte le pellicole che incentrano su questa paura la loro trama: e parliamo in questi casi di film per un pubblico, appunto, di adulti, da Non avere paura del buio, a Lights Out, a Boogeyman - L’uomo nero, solo per fare qualche esempio. «La paura del buio – prosegue Pasquale – è anche una forma di difesa ontologica della specie, collegata al pensiero dei pericoli che si annidano nel buio e che possono attaccare», e dunque al buio bisogna fare attenzione.
«Ma - aggiunge la psicoterapeuta - sul buio la mente costruisce immagini, portando al di fuori la ricchezza che si ha dentro. Nel film Il compleanno di Akira Kurosawa c’è un passaggio in cui si dice che chi non ha paura del buio soffre di un grande difetto di immaginazione, manca di immaginazione».
Alla paura del buio si affianca quella dell’ombra, «dello sdoppiamento del sé, che è la nostra parte più fragile e inquietante. È la paura del lato oscuro: pensiamo a Giovannin senza Paura di Italo Calvino che muore, dopo aver superato prove impressionanti, spaventato dalla sua ombra». Giovannin è il ragazzino che non ha paura di niente e che, non trovando posto per dormire in una locanda, accetta di passare la notte in un palazzo da cui nessuno è uscito vivo. Ma lui affronta quello che accade munito solo di un lume, una bottiglia e una salsiccia, non impressionandosi davanti a gambe e braccia che calano nel camino e diventano un gigante terrificante e accettando invece di andare con lui in una cantina buia dove trova le marmitte d’oro che ne fanno la ricchezza. Sopravvissuto alla notte, vive tranquillo nel palazzo fino a quando, appunto, un giorno, dice il racconto, voltandosi vede la sua ombra e lo spavento è tale da morire.
E proprio nelle fiabe domina spesso questa paura del lato oscuro, che rappresenta un mondo interno che a volte spaventa più di quello esterno.
Il buio, insomma, diventa significativo nella costruzione di altri immaginari di paura: l’ombra, appunto, ma anche la strega nera, scura. «È un po’ come se la nostra mente non tollerasse il vuoto – aggiunge Pasquale – e preferisse creare immagini anche di questo tipo. E questa è la paura di stare a confronto del nulla».
Sì, ma perché soprattutto nei piccoli è il momento del sonno quello dove la paura del buio vince su tutto? «Addormentarsi è il momento in cui si è più fragili – spiega la psicoterapeuta -, perché c’è il distacco dalla realtà. Ecco allora che qualcuno da sotto il letto ci acchiappa le gambe, arriva il mostro scuro che copre il sole. E nel buio ci sono più rumori di cui non si capisce la fonte. La paura è quindi normale, ci sono anche adolescenti che tengono ancora la lucina accesa. Nei bambini più piccoli, tra i 3 e i 6 anni, la paura segna il passaggio dell’uscita dal senso di onnipotenza infantile: questa è l’età dei primi grossi conflitti generazionali. E in qualche modo la paura dei ladri, di notte, è edipica: non si vogliono sentire esclusi dalla vita di mamma e papà. Nel buio mettiamo anche la nostra rabbia».
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