CASO MASCHERINE
Pivetti: «Il processo resta del tutto inventato»
La reazione dopo la decisione sulla competenza del “caso mascherine”. Il legale sottolinea: «Abbiamo perso anni, potevamo averlo già concluso»

«Un episodio di razionalità, in questo processo del tutto inventato, costruito solo distorcendo i fatti, non lo trasforma in un processo giusto. Io sono e resto del tutto innocente e non importa quanto tempo ci vorrà per dimostrarlo». È il commento dell’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, alla decisione della Cassazione, arrivata ieri sera – martedì 1° aprile –, di trasferire gli atti da Busto Arsizio a Milano del processo che la vede imputata, con altre persone, per una compravendita dalla Cina di mascherine per un valore complessivo di 35 milioni di euro arrivate a Malpensa durante l’emergenza Covid.
«ABBIAMO PERSO ANNI»
«Siamo soddisfatti ovviamente, ma abbiamo perso anni, il passare del tempo non giova all’accertamento della verità. Abbiamo sempre sostenuto che questo processo si doveva fare a Milano e potevamo averlo già concluso», ha spiegato il legale di Pivetti, l’avvocato Filippo Cocco, che aveva posto al Tribunale di Busto Arsizio, all’inizio del processo, la questione di competenza territoriale.
LE ACCUSE
Pivetti e altri, tra cui la figlia, il genero, l’imprenditore Luciano Mega, sono accusati, a vario titolo, di frode in forniture pubbliche, bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e auto-riciclaggio. Secondo l’accusa, sarebbero stati consegnati dispositivi di protezione individuale solo per un valore di 10 milioni, di qualità scadente, praticamente inutilizzabili e con falso marchio CE. Accuse sempre respinte da Pivetti.
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