STEADFAST DART 26
«Preparati a gestire situazioni complesse»
Il Comando di Solbiate Olona alla guida in Germania della più grande esercitazione Nato: l’analisi del generale Gianluca Carai
Non ama apparire in foto, anzi, si è raccomandato di non inserirne in questa intervista a Prealpina. Come a dire: non sono un personaggio, andiamo al sodo. Ed è così. Il generale di Corpo d’Armata Gianluca Carai, comandante della base NATO di Solbiate Olona, non si è sottratto ad alcuna domanda (merce rara per i giornalisti), rispondendo anche a quella che ci poniamo tutti ogni giorno: c’è una luce in fondo al tunnel in questo mondo così conflittuale? «Io sono convintamente fiducioso», rivela il comandante dall’area di Bergen, in Germania, dove si sta svolgendo la più imponente esercitazione NATO di quest’anno. Per inciso, la guida della Mission Reharsal Steadfast Dart 26 è affidata al Comando solbiatese.
Generale Carai, che significato ha questo appuntamento?
«Diecimila uomini e donne provenienti da 13 nazioni, 1.500 veicoli militari e sistemi d’arma delle forze terrestri, 17 assetti navali, 20 aerei: è evidente che la Steadfast Dart 26 è un passaggio fondamentale. È un test operativo di alto livello che serve a verificare la capacità della NATO di reagire in modo credibile a una crisi complessa. Per la nostra Allied Reaction Force rappresenta un banco di prova importante, soprattutto sul piano dell’integrazione multi-dominio e dell’innovazione tecnologica. Ma è anche un momento di crescita collettiva: momenti addestrativi come questi rafforzano la coesione tra gli alleati e rendono l’Alleanza più solida. L’Esercito italiano assume poi un ruolo di primissimo piano, tenuto conto che dopo molto tempo per la prima volta ha schierato contemporaneamente un Corpo d’Armata rappresentato appunto da NRDC ITA, una Divisione, la Multinational Division South di Firenze. e infine la Brigata Alpina Julia».
A proposito della Forza di Reazione Alleata (Allied Reaction Force) che NRDC ITA guida dal primo luglio 2024: quando lei ha assunto il comando alla caserma Ugo Mara contemporaneamente si è trovato anche al comando dell’ARF. Con quale spirito ha assunto questo duplice incarico?
«Con uno spirito di grande responsabilità. L’ARF è una realtà di eccellenza della NATO e rappresenta una pedina fondamentale per l’Alleanza e al tempo stesso un fiore all’occhiello per l’Italia e il territorio che lo ospita. Ho trovato un Comando solido, competente, abituato a lavorare con professionalità e ad alti livelli. Il mio compito è guidarlo nel percorso di evoluzione richiesto dallo scenario di sicurezza attuale, che è più complesso e meno prevedibile rispetto al passato».
Lo scenario internazionale è cambiato rapidamente. In che modo questo incide sul lavoro quotidiano dei militari dell’ARF?
«Incide molto. Oggi non esistono più confini netti tra pace, crisi e conflitto. Le minacce sono ibride e si sviluppano su più piani contemporaneamente. Per questo parliamo sempre più di approccio multi-dominio: significa essere in grado di operare e prendere decisioni integrando le azioni attraverso i domini terrestre, aereo, marittimo, cyber e spazio. Per un Comando come il nostro questo vuol dire prepararsi a gestire situazioni complesse, con rapidità e soprattutto con una forte integrazione in chiave multinazionale».
In questo percorso quanto conta l’innovazione tecnologica?
«Conta moltissimo. L’innovazione non è un fine, ma uno strumento indispensabile. Tecnologie digitali, sistemi di comando e controllo avanzati, gestione dei dati: tutto questo consente di migliorare la qualità delle decisioni e di ridurre i tempi di risposta. Tengo però a sottolineare un aspetto: la tecnologia funziona soltanto se è sostenuta da personale che conosce la lingua inglese e le procedure standard. La componente umana resta centrale e la preparazione del personale è una priorità assoluta per l’ammodernamento dello strumento nazionale e della NATO».
Accanto alla dimensione operativa in una caserma c’è anche quella sociale. Quanto conta per lei questo aspetto?
«Moltissimo. Un Comando efficiente è fatto di persone che stanno bene, anche fuori dal servizio. Il benessere del personale e delle famiglie incide direttamente sulla prontezza operativa. Per questo motivo l’ARF dedica grande attenzione all’integrazione delle famiglie, al supporto sociale e alla qualità della vita. Ed è un investimento che produce risultati concreti».
Come si concilia, in questa piccola “città”, l’essere militare e l’essere una persona con i propri sogni e le proprie esigenze familiari?
«La caserma di Solbiate Olona è a tutti gli effetti una piccola comunità, non un mondo separato. Essere militari oggi significa conciliare una forte vocazione al servizio con una vita personale ricca di affetti, aspirazioni e responsabilità familiari. Come Comando siamo molto attenti a questo equilibrio: sappiamo che un militare sereno, supportato nella dimensione familiare, è anche un professionista più efficace. Per questo investiamo su servizi, integrazione con il territorio, attenzione al benessere del personale e delle famiglie. La dimensione umana non è un accessorio, è parte integrante della prontezza operativa».
Qual è il rapporto della caserma di Solbiate Olona con la provincia di Varese? La ritiene una provincia amica o un po’ freddina?
«Direi senza esitazione una provincia amica. Negli ultimi anni il rapporto si è rafforzato ulteriormente grazie a un dialogo costante e a una crescente apertura reciproca. La base NATO ha scelto consapevolmente di accorciare le distanze con il territorio, aprendo le porte, partecipando a iniziative pubbliche, dialogando con le istituzioni locali e con il mondo della scuola. Oggi c’è un clima di fiducia e di rispetto che consideriamo un patrimonio da coltivare. Un rapporto molto forte. L’ARF è parte integrante del territorio. Il personale e le loro famiglie vivono nelle comunità locali, partecipano alla vita sociale ed economica della provincia. C’è una collaborazione costante con le istituzioni e, soprattutto, una grande attenzione e disponibilità da parte dei cittadini. Questo clima di fiducia è per noi un valore prezioso».
Che messaggio vuole rivolgere alla comunità varesina?
«Un messaggio di ringraziamento. L’accoglienza e la vicinanza dimostrate in questi anni al nostro Comando non sono mai scontate. L’Allied Reaction Force continuerà a svolgere il proprio compito con serietà e trasparenza, consapevole di rappresentare un’eccellenza della NATO e allo stesso tempo una realtà profondamente legata al territorio che la ospita».
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