SANITA’
Pronto soccorso di Varese, in un mese 4.277 pazienti
In media oltre 10 ore di permanenza (- 13,7% rispetto al 2024)

Al Pronto soccorso si sta in media quasi 11 ore. Una quantità di tempo che così sembra tantissima ma che è una media su tutti i casi ed è riferita al mese peggiore dell’anno, febbraio (inverno, influenza). Il dato è riferito al mese scorso, mentre del 2024 la permanenza era ben più alta, 13,54 ore. Un altro dato significativo è riferito all’attesa media di un paziente per avere un posto letto in reparto.
L’attesa in Ps prima di “salire” in reparto si chiama boarding e comporta un dispendio di energie e impegno da parte di chi deve accudire il paziente oltre naturalmente a uno stato di attesa del malato che si somma alle ore precedenti dell’inquadramento, delle visite e delle analisi. Con inevitabili ripercussioni sulla “resistenza” fisica e psicologica. Nel febbraio dello scorso anno le ore di boarding sono state 22,58, mentre un anno prima erano 26,16.
I dati si riferiscono al Pronto soccorso dell’ospedale di Circolo dell’Asst Sette Laghi. Uno dei Ps con il maggior numero di pazienti della Lombardia e non solo.
Diminuiti i ricoveri
In febbraio sono arrivati 4277 pazienti mentre l’anno prima erano 3878. Sul totale degli accessi, 1496, cioè il 34,98%, sono giunti tramite Areu, cioè con l’ambulanza del “118”, mentre l’anno prima i malati arrivati con mezzi di soccorso sono stati 1276 (il 32,9%).
I ricoveri sono passati dal 23,5% al 18%. Il tasso di ricovero è dunque diminuito del 23,4%. Storicamente a Varese c’è qualche punto percentuale in più rispetto alla media di altri capoluoghi, per vari motivi: punto di “raccolta” di molti politraumi anche da altre province, pazienti che arrivano anche da bacini d’utenza di altre Asst. La Sette Laghi ha altri Pronto soccorso (Cittiglio, Luino, Angera, Tradate, oltre, a Varese, al Pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Del Ponte dove c’è anche il Punto di primo intervento ginecologico). Il Pronto soccorso dell’ospedale di Circolo fa dunque da collettore di una zona vastissima. C’è anche chi se ne va, quando l’attesa si fa molto lunga ma, a quanto pare, le proprie condizioni sono buone o comunque permettono di lasciare l’ospedale. Il tasso di abbandono è passato in un anno (raffronto sempre febbraio-febbraio) dal 18 al 7%. I dati dimostrano dunque nonostante l’incremento significativo degli accessi (+17,2) anche degli accessi tramite 118, che si è riusciti a ridurre in modo significativo sia il tasso di abbandono (-61,1%) sia quello di ricovero (-23,4%).
L’indice Nedocs “misura” il grado di affollamento: sulla base di vari parametri, come la prima visita dopo l’arrivo in Ps costruisce un quadro che conferma il miglioramento della situazione.
La svolta e i nuovi servizi
L’arrivo in ottobre del nuovo direttore Francesca Ilaria Cortellaro ha impresso una svolta organizzativa che si è sviluppata sia al Pronto soccorso sia “fuori”, cui si sono affiancate alcune scelte operative dell’Asst Sette Laghi diretta da Giuseppe Micale, come decisioni per alleggerire la pressione sul Pronto soccorso e in generale sull’ospedale (iniziative in ambito sociosanitario coordinate dal direttore Giuseppe Calicchio).
Il Pronto soccorso ha subito negli ultimi mesi molti cambiamenti, a partire da alcuni lavori di ristrutturazione (decollati sotto il coordinamento dell’allora direttore Massimo Bianchi). Lavori che sono stati implementati in questi mesi dalla nuova primaria e che anche dal punto di vista strutturale e di accoglienza renderanno meno caotico il Pronto soccorso. Potenziamenti sono in corso anche per la comunicazione, nell’area Ps, tra accompagnatori e ospedale.
Tra i servizi istituiti dall’Asst, in via sperimentale, i Team di risposta rapida domiciliare: un percorso di osservazione e prosecuzione delle cure a domicilio di pazienti che sono stati inquadrati in Ps e per i quali, anche se non è necessario il ricovero, è però necessario un trattamento domiciliare monitorato per un massimo di 5 giorni, prima di affidare di nuovo il paziente al proprio medico curante. Il team di risposta rapida domiciliare è rivolto in particolare ai grandi anziani e a persone con esigenze assistenziali particolari e in condizioni di fragilità, per evitare che l’ospedalizzazione prolungata possa causare complicanze come, per esempio, le infezioni ospedaliere.
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