DA GUSTARE
Le bollicine rosé alla conquista del mondo

Il Prosecco si tinge di rosa e divide i suoi fans. La versione Rosè delle bollicine più famose al mondo ha ottenuto la denominazione di origine controllata e da gennaio venti milioni di bottiglie potranno oltrepassare le frontiere per essere destinate anche ai principali mercati internazionali e in parte sono già state distribuite entro i confini nazionali tra settore alberghiero e grande distribuzione.
Un passaggio fondamentale che ne garantisce un rigido protocollo di produzione, ma in realtà, quella che è stata definita la vera novità enologica dell’anno, esiste da sempre: le cuvée rosé di marchi noti per il Prosecco, anche a base Glera, sono sempre state prodotte, ma non potevano essere definite Prosecco Rosé. Ora, da disciplinare, lo spumante rosa potrà essere solo millesimato ovvero da singola annata, senza blend di annate precedenti, e di conseguenza dovrebbe porsi leggermente sopra la media di prezzo del “normale” Prosecco doc. Cosa che i puristi del vino non hanno ancora digerito, soprattutto in relazione al “taglio” scelto per tingerlo di rosa.
L’uvaggio prevede in prevalenza Glera, l’uva base del Prosecco, con una quota di Pinot nero compresa fra il 10% ed il 15% e con indicazione in etichetta dell’annata e non un vino rosso autoctono, come pur ce ne sono nelle zone di produzione del Prosecco, ovvero nelle province di Belluno, Padova, Treviso, Venezia, Vicenza in Veneto e quelle di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine in Friuli-Venezia Giulia, da non confondere con quelle dove vengono prodotti i Prosecco docg ovvero le zone di Conegliano Valdobbiadene e quella di Asolo.
Tacciato di essere solo un’operazione di marketing che dimentica la tradizione, volendo assecondare il mercato nelle sue richieste più astruse, il Prosecco Rosè ha comunque già conquistato la sua fetta di appassionati, anche in provincia di Varese. Sono oltre due milioni (dati Osservatorio Ovse - Ceves) le bottiglie di Prosecco consumate in un anno da varesini e varesotti, anche nella sua versione colorata. E se le occasione di brindare non mancano mai, adesso ci sarà anche un nuovo modo per farlo. Perché nei locali di Varese e provincia, più che in purezza (a cui si preferisce il Franciacorta Rosé), il Prosecco viene utilizzato per comporre i cocktail più famosi serviti all’aperitivo: lo spritz e L’hugo.
Avete capito bene, esiste una variante rosa del drink arancione del Triveneto e di quello bianco che alla tonica e all’Aperol abbina lo spumante rosè. E non si potrà più nemmeno relegarlo ad un vino da aperitivo, perché frizzantino. Il Prosecco Rosé si abbina anche con primi e piatti di pesce, e si potranno sperimentare nuovi accostamenti: per esempio quelli con piatti di carne bianca o anche di carne rossa leggeri e per restare in tema con la stagione, è ottimo anche con i funghi.
Prima di metterlo in tavola accanto ad una ricetta, è bene anche sapere che questo vino, oltre ad essere caratterizzato dal colore rosato e dal perlage fine e persistente, all’olfatto spicca per i sentori fruttati di ciliegia e di frutti di bosco, che accompagnano le delicate note floreali. Al palato risulta fresco, vivace e piacevolmente asciutto con una buona persistenza retrolfattiva.
Facile infine immaginare che proprio il Prosecco Rosé sarà tra gli spumanti più gettonati per brindare all’anno nuovo.
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