DA FARE
Quella strada tra mare e cielo

C’è una strada che non è una strada, perché non è asfaltata ed è percorsa più da capre che da auto.
Non è in Italia né in Francia, perché corre di qua e di là di un confine segnato solo da cippi di pietra, ma parte dal mare e passando per montagne di una bellezza unica porta diritta al cielo, perdendosi spesso in mezzo alle nuvole che salgono dalle valli che attraversa.
La Via del Sale è una mulattiera vecchia di 800 anni, che ha vissuto diverse vite: nata come strada commerciale su cui nel Medioevo passavano i muli con carichi che all’epoca erano più preziosi dell’oro, nell’Ottocento è diventata una della linee di difesa del Regno del Piemonte. Caduta in disuso, negli ultimi anni è stata riscoperta come attrattiva turistica. Perché si tratta di una strada particolarissima, percorsa ogni anno da migliaia di persone che arrivano da tutta Europa. C’è chi la fa a piedi, chi in bicicletta, chi in moto e chi in auto. A seconda di come la si voglia affrontare la Via del Sale è in grado di regalare emozioni diverse, ma tutte uniche.
Oggi per superare il col di Tenda ci sono tre modi: il treno che attraversa un tunnel lungo poco più di 8 chilometri (inaugurato nel 1898), il tunnel stradale lungo poco più di 3 chilometri e inaugurato nel 1882 (quando sulle strade giravano più carri che automobili) e la strada per buona parte sterrata che si inerpica fino al col di Tenda, seguendo il tracciato che già nel 1200 seguivano i carovanieri che portavano il sale dal mare al Piemonte. Allora la via era poco più di una traccia che attraversava i boschi e i pascoli: venendo dal mare partiva da Monesi e salendo fin oltre duemila metri di quota attraversava il col di Tenda, il colle della Boaria e il colle dei Signori, per arrivare poi a Limone Piemonte.
I piemontesi, che la percorrevano al contrario, la chiamavano via Marenga, cioè la strada che porta al mare. Nel 1780 i Savoia trasformarono i sentieri in una strada carrozzabile, un secolo dopo la via fu trasformata in una linea difensiva che comprendeva sei forti. Durante la Grande guerra la manutenzione della strada fu affidata al primo reggimento Alpini, che tra le montagne al confine con la Francia completò l’opera costruendo un capolavoro di ingegneria militare.
Dopo la seconda guerra mondiale, la Via del Sale finì nel dimenticatoio: le merci passavano per i tunnel, il trattato di Parigi nel 1947 spostò i confini e regalò Briga e Tenda alla Francia, la strada diventò terra di nessuno. A lungo fu frequentata solo da pastori e da chi andava in cerca di avventure, perché tra il fondo dissestato, i tunnel bui e le curve mozzafiato senza alcun genere di protezione, l’imprevisto era sempre dietro l’angolo.
La svolta arrivò dieci anni fa, quando Piemonte e Liguria da una parte e il dipartimento delle Alpi marittime dall’altra decisero di sfruttare un finanziamento dell’Unione europea destinato agli stati membri che avessero collaborato tra loro. La strada, 39 chilometri in tutto, fu rimessa a nuovo con una spesa di due milioni di euro e fu aperta al pubblico, che oggi può percorrerla a pagamento solo in determinate giornate e in determinati orari. E la gente fa la fila, perché indipendentemente dal mezzo utilizzato, la Via del Sale è un’esperienza che lascia il segno.
Un’esperienza che forse oggi come oggi apprezzano più gli stranieri (soprattutto tedeschi, francesi e spagnoli), ma che liguri e piemontesi hanno voluto condividere trasformando la strada in un’opportunità per un territorio selvaggio ma proprio per questo anche incredibilmente affascinante.
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