DA GUSTARE
«La pizza buona deve essere croccante»

Croccante. Ditelo piano. Ripetetelo scandendo bene, lentamente arrotando la lingua per emettere il suono «cr» per poi scivolare sulla doppia «cc» aprendovi sulla «a» per chiudere con il «nte». È una parola rassicurante e per gli psicologi già dalla pronuncia produce un elevato grado di fascinazione. Ma quando dalle parole, si passa ai fatti addentando un cibo - croccante per l’appunto - si entra in un’altra dimensione. Quella delle emozioni. Anche con la pizza, seppure non nasca croccante.
«Gli psicologi confermando che mangiando cibi croccanti si smuovono i ricordi, la sensazione del suono che produciamo provoca delle vibrazioni», spiega il “pizza-ricercatore” Renato Bosco, volto noto televisivo e sui social, e soprattutto ideatore della pizza croccante. La pizza crunch. «La croccantezza non riguarda necessariamente il mondo dei lievitati, anche le insalate devono essere croccanti perché ne certificano la freschezza. C’è tutto in mondo legato alla croccantezza, per me ovviamente ha a che fare con la pizza».
Bosco che è stato ribattezzato proprio dai suoi colleghi “ricercatore” perché è uno sperimentatore che non si ferma mai sempre alla ricerca della pizza che regali emozioni, spiega: «Per esempio al Nord la pizza piace molto croccante, in realtà all’inizio non ero d’accordo. Studiando e partendo dalla pizza in teglia alla romana con una base sottile ho poi lavorato sul volume». Pone l’accento su questo particolare: «La possibilità di esplorare il volume e insieme la croccantezza mi ha permesso di scoprire come far esprimere gli ingredienti. E sono arrivato a creare un pizza croccante con volume che dia sensazioni. Perché se la pizza croccante è piatta, godi la metà».
E cosi a ogni morso creato con studio e approfondimento Renato spiega: «Ho dovuto capire cosa ci fosse dietro per creare la pizza crunch e il doppio crunch che personalmente mangio anche quando ho dei momenti di crisi», perché ammette: «Il suono della croccantezza, la salivazione che produco con le sensazioni che mirano pomodoro, mozzarella, acciuga e cappero, i nostri sapori italiani, mi rassicurano».
E se dovesse consigliare una pizza? «Direi di mangiare quella che fa stare meglio. Andare nella pizzeria dove ti trovi meglio. Credo che il tema del momento sia legato alla digeribilità della pizza a me caro. Questo fa una enorme sezione perché a che fare con la salute: siamo quello che mangiamo. Se dopo aver mangiato la pizza, bevi come un cammello e non digerisci facendo incubi, ovviamente non vorrai mai più mangiare quella pizza. Per questo non mi fermo mai studiando lievitazioni e grani per avere il risultato che caratterizza le mie pizze».
Bosco ammette di amare così tanto la pizza che prima di tutto le assaggia sempre tutte anche quando fa consulenze ma soprattutto: «Sono scandaloso, io mangio pizza quasi tutti i giorni. Sono un grande mangiatore di carboidrati». Eppure nella sua dispensa non manca mai un alimento «Il pomodoro - confida - è il ricordo di mia madre: prendeva il pane vecchio e lo condiva con pomodoro, sale e origano. Così il pomodoro, sia fresco, in salsa o barattolo, non manca mai perché sprigiona ricordi fortissimi».
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