RENOIR
Artisti di famiglia, di padre in figlio

«Renoir, mon père» diceva Jean Renoir, secondo figlio di Pierre-Auguste Renoir e della modella Aline Charigot. Ai suoi occhi il vero Renoir era il padre, il celebre pittore impressionista di cui quest’anno ricorrono i 180 anni dalla nascita.
In una delle sue ultime interviste Jean Renoir, considerato uno dei maestri della storia del cinema per capolavori quali La grande illusione e La regola del gioco, confessava di avere «passato la vita a cercare di determinare l’influenza di mio padre su di me», consapevole di quanto l’amore per le arti figurative abbia caratterizzato il lavoro di entrambi. Il lungo percorso di crescita di Jean verso la maturità e la consapevolezza del proprio talento, fino a un affrancamento autentico dal padre che arriva solo con il lavoro di montaggio, viene raccontato in un libro per ragazzi - dai 10 anni in su - scritto dalla regista bolognese Elisabetta Lodoli e illustrato da Viola Niccolai (I due Renoir, edizioni Primavera).
Il racconto inizia con l’infanzia e la giovane tata Gabrielle («la madre divertente»), prosegue con la scoperta del cinema, la grande casa di campagna Les Collettes, vicino Cagnes, ultimo rifugio di Pierre-Auguste, fino alla scoperta del talento, i primi film, la fuga a Hollywood ai tempi dal nazismo e il ritorno in Europa.
Episodio centrale è l’incontro tra padre e figlio al ritorno di quest’ultimo dalla guerra, ferito a una gamba, evento che lo lascerà per sempre zoppo. La mamma è morta da poco. Pierre-Auguste è in carrozzina a causa dell’artrite. Renoir padre tiene compagnia al figlio con una serie di lezioni sullo sguardo e sull’arte che Jean porterà con sé per la vita. «Un tiratore bavarese mi regalò una pallottola. Gliene sono riconoscente», scriverà da adulto in un libro commovente, Renoir, mio padre, cui si ispira anche Lodoli, oltre che il lungometraggio Renoir diretto da Gilles Bourdos nel 2012 e la mostra Renoir père fils allestita nel 2018 al Musée d’Orsay di Parigi.
Grazie al pittore, il regista conobbe poi il suo primo amore, l’attrice nei film di Jean con il nome d’arte di Catherine Hessling. Il libro ripercorre l’amore di Jean per la modella del padre, Andrèe Heuchling, per tutti Dédée, divenuta poi moglie di Jean e attrice nei suoi film, e racconta delle pellicole più celebri del regista, da Catherine ou Une vie sans joie (1924), a Le strane licenze del caporale Dupont (1962), mostrando visivamente quanto seppe restituire sullo schermo, a volte in maniera filologica, eppure mai pedissequa, i dipinti del padre.
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