DRAMMATURGIA RUSSA
Rocco Papaleo in “L’ispettore generale”
A Verbania una denuncia della burocrazia traviata attraverso la comicità

Rocco Papaleo (@G. Kuen Belasi) è L’ispettore generale di Nikolai Gogol venerdì 17 novembre al Maggiore di Verbania, diretto da Leo Muscato.
Uno dei maggiori capolavori della drammaturgia russa, commedia satirica fra le più divertenti mai scritte, si prende gioco della piccolezza morale di chi detiene il potere e si ritiene intoccabile. Il titolo originale è Revizor, vale a dire “revisore” e il testo, attualissimo, è stato scritto nel 1836: l’annuncio della visita di un ispettore in un piccolo borgo della campagna russa getta nel panico i piccoli e i grandi burocrati che ne amministrano il potere.
Corrotti, approfittatori, affaristi, sfruttatori, gli abitanti della cittadina della Russia zarista sono presi al laccio dai loro stessi inganni. Alla base c’è un equivoco perché a essere scambiato per un revisore mandato dallo zar a indagare sulla condotta dei funzionari cittadini è un viaggiatore di passaggio. Ma il malinteso terrorizza i “notabili” del villaggio, tra cui il Podestà interpretato da Papaleo, che temono di essere smascherati nella loro corruzione.
La commedia, in cui emergono la mascalzonaggine, l’imbroglio e l’assenza di buona fede da parte non solo del protagonista ma anche di tutti gli altri personaggi, è un’espressione emblematica del teatro gogoliano e del suo tentativo di denunciare, attraverso riso e comicità, la burocrazia corrotta della Russia zarista e l’ingiustizia e il sopruso che dominano un’esistenza in cui non è l’uomo a essere malvagio, ma è la società che lo rende corrotto, corruttore, approfittatore, sfruttatore, imbroglione. Tutti i personaggi della commedia sono rappresentati come negativi. Un particolare, quest’ultimo, che appare con questo testo per la prima volta nella drammaturgia russa, per i cui spettatori dell’epoca era inconcepibile che non ci fosse anche il “bene”.
Cosa che, al debutto dell’opera originale, non la vide compresa fino in fondo in quell’ironia che diventa satira e conduce alla riflessione sulla corruzione, la meschinità e la volgarità della società e la burocrazia in maniera penetrante come una lama, spietata e pungente.
Sul palco con Rocco Papaleo ci sono Elena Aimone, Giulio Baraldi, Letizia Bravi, Marco Brinzi, Michele Cipriani, Salvatore Cutrì, Marta Dalla Via, Gennaro Di Biase, Marco Gobetti, Daniele Marmi, Michele Schiano Di Cola, Marco Vergani e Marco Zannoni. Le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Margherita Baldoni, le musiche originali di Andrea Chenna, le luci di Alessandro Verazzi.
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