DA VEDERE
Chagall e la sua amata Russia

«Ho portato i miei soggetti dalla Russia; Parigi vi ha riversato sopra la luce». Capre e pesci che suonano, clown e acrobati, galli enormi e animali volanti, madri che allattano e amanti fluttuanti: il repertorio di immagini di Marc Chagall (1887-1985) attinge alle tradizione delle vignette popolari dei lubki coniugata con la sacralità delle icone russe, trasformati alla luce delle vita moderna e degli stimoli della Ville Lumière.
A Parigi o in qualsiasi altra città si trovasse, Chagall conservò dentro di sé il mondo in cui era nato trasportandolo sulla tela e nelle incisioni. «Pur partecipando a quella che fu una rivoluzione unica del linguaggio dell’arte in Francia, io sempre tornavo col pensiero, nella mia anima, al mio paese natale».
Proprio al rapporto tra l’immaginario dell’artista di Vitebsk e le novità dirompenti delle avanguardie pittoriche è dedicata la mostra inaugurata nelle sale di Palazzo Roverella a Rovigo, a cura di Claudia Zevi. «Anche la mia Russia mi amerà», titola l’esposizione, scegliendo la chiosa dell’autobiografia illustrata che Chagall pubblicò, appena trentaquattrenne, a Berlino all’inizio dell’esilio e di una separazione dalla patria destinata a diventare definitiva.
Nelle settanta opere selezionate, dipinti su tela e lavori su carta, importanti grafiche come le illustrazioni per le Anime morte di Gogol in prestito dagli eredi dell’artista e da istituzioni internazionali, sfila l’intero immaginario iconografico di Chagall, la ricchezza della cultura popolare e spirituale russa coniugata al misticismo fantastico della tradizione chassidica cui appartiene. La singolarità della sua opera difficilmente si piega a classificazioni.
Quando lo definivano fauve, espressionista o surrealista lui replicava «Che mangino, quando hanno fame, le loro tele quadrate su tavole triangolari». La modernità per Chagall non implicava rotture con la memoria e la cultura tradizionale, che nei suoi lavori diventano anzi elementi di arricchimento e di originalissima definizione formale, anche nelle opere divenute iconiche, come la Passeggiata(con l’artista che tiene per mano l’amatissima moglie Bella, fluttuante nell’aria sullo sfondo di Vitebsk) e l’Ebreo in rosa, entrambi da San Pietroburgo che si ammirano in mostra insieme al Galloda Madrid e al Matrimonio da Mosca.
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