LA SVOLTA
Riforma sanitaria: associazioni al tavolo

È partita la riforma sanitaria della Regione Lombardia, un intervento di revisione legislativa importante per il territorio lombardo che prevede ai tavoli decisionali anche la presenza delle diverse Associazioni dei pazienti. Una svolta che le associazioni attendevano da tempo, non solo in Lombardia ma in tutta Italia.
La nuova legge prevede che nell’ambito delle discussioni in consiglio regionale tutti i soggetti della salute pubblica abbiano la possibilità di farsi sentire, presentando emendamenti alla riforma stessa.
«Siamo molto contenti del fatto che la riforma della Sanità regionale lombarda tenga conto delle associazioni dei pazienti nei tavoli decisionali - dichiara Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna Onlus e coordinatrice del Gruppo «La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere» - la loro presenza è uno dei punti chiave sui quali ci battiamo da sempre a livello nazionale. Ciò significa che le istituzioni sono consapevoli del valore aggiunto che può rappresentare l’ascolto di chi è coinvolto in prima persona e conosce a fondo quali sono le questioni prioritarie nell’ambito della salute».
Le circa 40 Associazioni della Lombardia hanno redatto un documento congiunto, focalizzato su alcuni punti: prevenzione primaria e secondaria, rapporti tra ospedale e territorio, l’aggiornamento tecnologico, la formazione dei volontari.
L’auspicio è che queste richieste possano trovare al più presto delle risposte.
Da una recente indagine su tutto il territorio nazionale risulta che durante la pandemia da Covid-19 un gran numero di pazienti con patologie croniche e rare si è trovato in gravi difficoltà: 2 su 5 riferiscono di visite, esami e interventi cancellati; 1 su 3 ha avuto problemi a restare in contatto con il proprio medico specialista e con i centri di riferimento per la propria patologia; 1 su 10 non ha potuto disporre dei dispositivi di protezione individuale e dei farmaci indispensabili. Alle difficoltà pratiche, in 3 pazienti su 5 si sono aggiunti disagi psicologici (tristezza, senso di solitudine, ansia, angoscia e paura). Anche se molte Associazioni hanno risposto all’emergenza in prima persona: il 70% incrementando i canali di comunicazione verso i propri associati, il 50% attivando dei servizi di sostegno psicologico, il 38% con supporti di socializzazione. Risulta inoltre che il 15% ha organizzato video-lezioni di attività motoria, il 9% ha attivato servizi di assistenza legale e lavorativa, una Associazione su tre ha stretto collaborazioni con dei professionisti sanitari per dare consulenze on-line ai propri pazienti.
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