SANDWICH
Da 300 anni lo snack più godurioso

Trecento anni e non sentirli. Il sandwich ha ormai superato la soglia dei tre secoli di storia ma è sempre sulla cresta dell’onda, capace di cavalcare mode, stili e cambiamenti nel mondo della cucina.
Un modo semplicemente più trendy di chiamare il panino o dietro al sandwich c’è davvero qualcosa di particolare? Le sue origini risalgono al XVIII secolo quando ad inventarlo fu, si racconta, John Montagu IV conte di Sandwich, una cittadina del Kent nel sud dell’Inghilterra. Tra vita pubblica e vita privata l’ammiraglio e diplomatico britannico era sempre molto impegnato e per non perdere tempo, immerso com’era fra carte geografiche e rotte di mare, cominciò a chiedere al proprio maggiordomo un pasto veloce, da poter consumare al tavolo di lavoro senza doversi spostare in sala da pranzo.
Fu lo stesso conte a suggerire che gli venisse servita della carne in mezzo a due pezzi di pane, così da gustare un piatto veloce ma al tempo stesso sostanzioso. L’idea venne subito apprezzata dagli amici, tanto che molti cominciarono a ordinare «lo stesso piatto che sta mangiando Sandwich» associando così il nome del nobile a quello del panino. I maligni sostengono che in realtà Montagu inventò il pasto veloce per non allontanarsi dal tavolo da gioco e continuare a sfidare gli altri nobili senza doversi fermare un attimo ma, ad ogni modo, fu così che nacque il panino ora noto in tutto il mondo.
Una parola, sandwich, comprensibile ad ogni latitudine ma al tempo stesso soggetta a traduzioni per renderla, come dire, più nostrana. Ecco dunque che in Italia il sandwich si trasforma in tramezzino. Sapete che il protagonista di questa “trasformazione” fu Gabriele D’Annunzio? Il vate pescarese, non nuovo a invenzioni di questo genere (fu lui, ad esempio, a coniare il nome de “La Rinascente” o dei biscotti Saiwa) pensò al sandwich come ad un “tra mezzo”, ispirandosi al termine architettonico “tramezzo”, per indicare però un momento a metà strada tra la colazione e il pranzo per consumare uno spuntino. La paternità del primo tramezzino italiano viene rivendicata da un famoso e antico caffè di piazza Castello a Torino: il Caffè Mulassano. Al suo interno è incisa una targa che recita: «Nel 1926, la signora Angela Demichelis Nebiolo inventò il tramezzino».
In questo piccolo locale di appena 31 metri quadrati è stato inventato il prodotto che milioni di italiani ogni giorno consumano a pranzo. Si racconta che i coniugi Nebiolo, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, per ringiovanire il locale lo introdussero nel menu prima come accompagnamento per l’aperitivo e poi come pranzo veloce. Leggermente più grande di quello americano, sempre triangolare e fatto di due fette di pancarrè farcite e senza crosta.
Oggi, al Caffè Mulassano sono oltre trenta i gusti diversi che vengono proposti: tra i più originali il celebre tramezzino all’aragosta, quello al tartufo e quello con la bagna cauda. Negli ultimi dieci anni, accanto al tradizionale tramezzino si sono fatte largo delle versioni sempre più ricche di ripieni e sempre più gourmet. Come il trapizzino, inventato da Stefano Callegari al Testaccio. Si tratta di un incrocio tra pizza e tramezzino, caldo e in cartoccio da street food. Nei sei negozi sparsi tra Roma, Firenze, Milano e ora anche New York va a ruba.
Il segreto del tramezzino, però, è sempre quello: inumidire l’interno delle fette di pancarrè con burro, formaggio cremoso o maionese, conservandolo poi in frigo avvolto nella pellicola trasparente.
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