LIBRO BIANCO
La ricerca e il rapporto pubblico-privato

La pandemia Covid-19 ha causato effetti devastanti su molti aspetti della vita dl ciascuno di noi, ma ha dato anche consigli utili sui comportamenti che dovremo tenere quando tutto sarà finito, compresa la collaborazione tra pubblico e privato per sviluppare cure innovative, compresi i vaccini.
Questa collaborazione è anche il tema dominante del Libro Bianco «La ricerca biomedica e il rapporto pubblico-privato», che fa seguito ad una iniziativa analoga del 2019 dedicata alla Ricerca indipendente.
“La ricerca è da sempre il cuore delle nostre attività - fa presente Mariapia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche - non solo sotto forma di finanziamenti ma anche attraverso iniziative di formazione e informazione per far comprendere quanto sia prezioso per i giovani, per gli scienziati e per la salute del Paese, promuovere una giusta e sana collaborazione tra pubblico e privato”.
“La gestione dell’emergenza Covid-19 ha evidenziato l’importanza di una visione strategica in tema di salute pubblica, dove solo una collaborazione tra pubblico e privato può fare la differenza e rendere il nostro Paese competitivo”: sostiene Gualberto Gussoni, Direttore scientifico del Centro studi Fondazione FADOI e uno dei due curatori del Libro Bianco.
Per Sergio Scaccabarozzi, Direttore della ricerca alla Fondazione IRCCS del Policlinico San Matteo di Pavia e secondo curatore della pubblicazione: “Si tende quasi sempre a collegare 'il valore della ricerca' a un ritorno finanziario per chi l’ha promossa e indubbiamente gli effetti positivi della ricerca sulla salute pubblica consentono significativi vantaggi competitivi ed economici, ma ‘il valore’ non è solo questo, ci sono aspetti più importanti come l’impatto sul progresso della conoscenza e sugli approcci condivisi tra i diversi attori del sistema salute”.
Nelle prospettive dei ricercatori clinici, il Regolamento UE n. 536/2014 che entrerà in vigore l'anno prossimo sulla sperimentazione clinica di medicinali per uso umano pone tutto il mondo della ricerca, pubblica e privata, di fronte a uno scenario completamente nuovo, per il quale è indispensabile rimodulare il sistema a livello europeo. Anche per l’Italia quindi il nuovo Regolamento rappresenta una importante sfida e un'occasione per il rilancio della ricerca, con cambiamenti normativi e organizzativi che superano la dicotomia tra ricerca sponsorizzata da aziende farmaceutiche e ricerca ‘no profit’, nell’interesse primario dei pazienti.
In base agli ultimi dati Istat, prima del Covit, in Italia solo l' 1,4 %
del PIL è destinato alla ricerca, rispetto a una media europea del 2,07 %. Altro dato, il 90 % degli investimenti per la ricerca clinica è sostenuto dalle aziende private.
Sempre in Italia, il numero dei ricercatori è 6,3 ogni mille occupati, rispetto all' 8,9 della media europea, ma per la qualità delle pubblicazioni scientifiche siamo al primo posto.
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