DELITTO STABILE
Scrive ai figli dal carcere: «Mi manca la mamma»
Gerardi chiede di avere una foto della tomba di Teresa
«L’unica cosa che vi dico è che mi manca la mamma., il mio grande amore dopo di voi. Fate una foto alla sua tomba e speditemela, mettete sempre una rosa da parte mia alla mia Teresa»: tutte le volte che arriva il postino la famiglia di Teresa Stabile ha un senso di vertigine. Potrebbe esserci una lettera, l’ennesima, di Vincenzo Gerardi, l’uomo che il 16 aprile dell’anno scorso tolse la vita alla cinquantacinquenne dopo quarant’anni di infelice matrimonio. Ieri il cinquantasettenne è tornato davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Giuseppe Fazio (a latere Giulia Troina e i giudici popolari), sotto gli occhi dei genitori di Teresa, della sorella, di uno dei figli.
Una minchiata
Quei fogli manoscritti arrivati dal carcere sono uno degli atti della discordia, il pubblico ministero Ciro Caramore spinge per l’acquisizione di buona parte del materiale investigativo, l’avvocato Vito Di Graziano, affiancato dalla collega Roberta Bono, non presta il consenso e le schermaglie tra le parti si susseguono. In aula sono stati ascoltati i carabinieri che si sono occupati del caso, alcuni dei quali con Gerardi avevano un rapporto di conoscenza diretta e frequentazione occasionale. Fu uno di loro a ricevere la chiamata subito dopo il delitto: «Ho fatto una minchiata, ho ucciso mia moglie» gli disse l’imputato. Non fu l’unico numero chiamato da Gerardi: contattò la suocera, la titolare dell’azienda in cui lavorava, altri amici. «Adesso mi ammazzo io» aveva anche annunciato a qualcuno. «Quando lo trovammo brandiva il coltello, non voleva lasciarlo, lo puntava un po’ contro di noi e un po’ alla sua gola. Diceva “voglio sapere se è morta Teresa sennò non mi arrendo”», ha raccontato un maresciallo.
Perplessità
Era emerso, nel corso delle indagini, un approccio morbido dell’Arma nei confronti di Gerardi. Le denunce inascoltate di Teresa, qualche intervento minimizzato (per esempio quello di gennaio 2025: la relazione di servizio venne redatta solo il 17 aprile, il giorno dopo l’omicidio). «Avete avuto problemi in ambito professionale dopo il delitto?», ha domandato l’avvocato Manuela Scalia, che con Cesare Cicorella patrocina la parte civile. «Fummo sentiti tutti a sommarie informazioni, io e il comandante a livello disciplinare ricevemmo la sanzione», ha risposto il maresciallo.
Recriminazioni
«Non ti chiedo di perdonarmi ma di scusarmi sì», ha scritto l’imputato alla suocera dopo un mese dal delitto. «L’approccio di quello che c’era in ballo è stato sbagliato da ambo le parti, mia e di Teresa ma con questo non c’è nessuna giustificazione. Ho un peso sullo stomaco, non mi passerà con questa lettera ma almeno mi posso sfogare». Gerardi non sembra comprendere la portata di quel gesto: «Non ho capito il gioco che avete fatto per mettervi tutti contro di me pur di non mettere da parte l’orgoglio, vedi che casino abbiamo fatto». Dai figli pretendeva informazioni sull’ultima dimora della moglie: «Vi scrivo per sapere cosa, come e dove avete sepolto la mamma. Non volete darmi notizie, la mamma mi manca tanto, non sapete quanto».
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