ARTE SACRA
Settimana Santa in 11 affreschi

C’è anche un umanissimo congedo di Gesù dalla madre Maria, prima di partire per Gerusalemme, tra gli undici episodi dedicati alla passione di Cristo, unici superstiti di un ciclo più ampio proveniente dallo scomparso monastero di Santa Chiara e per la prima volta esposti al pubblico al Museo Diocesano di Milano. Una scena rappresentata di rado, legata alla meditazione sulla passione secondo la spiritualità francescana, aggiunta agli episodi più noti perché consentiva un particolare coinvolgimento emotivo del fedele nella passione di Gesù: identificandosi in Maria che ha seguito il Figlio, ciascuno può essere partecipe, e non solo spettatore, degli eventi sacri.
Sulle tracce di questo ciclo, in occasione della Settimana Santa e della Pasqua, in queste pagine si vorrebbero suggerire (da visitare appena possibile) alcuni cicli dedicati alla Passione di Cristo presenti sul nostro territorio.
Gli affreschi esposti al Diocesano, di proprietà delle collezioni Intesa Sanpaolo, raccolta UBI Banca, sono stati strappati dal monastero milanese delle clarisse di via Monte di Pietà nel 1881, un secolo dopo la soppressione del monastero stesso. Il restauro e gli studi avviati in occasione della mostra, curata da Alessia Devitini e Laura Paola Gnaccolini (fino al 4 luglio, per ora visibile sui canali social del museo chiostrisanteustorgio.it e si spera quanto prima in presenza), consentono di ipotizzare l’esistenza di un ciclo ampio, con episodi dell’Infanzia e della Passione di Cristo, eseguiti intorno al 1476 - grazie a una committenza prestigiosa, forse di ambito ducale - da almeno tre maestri con rispettive botteghe, che usarono materiali preziosi, lamine d’oro per il cielo e le stelle, metalli per gli elmi e le armature. Le vivaci storie, raccontate con garbo in bilico tra il gotico internazionale e l’attenzione alle novità rinascimentali, sembrerebbero essere state ideate per la parete (tramezzo) che divideva la parte claustrale da quella destinata ai fedeli, visibili solo dalle monache e destinate alla loro meditazione. Dalla chiesa conventuale provengono anche le tre chiavi di volta in pietra d’Angera con San Francesco, Santa Chiara e Cristo in pietà (esposte in mostra), opera di uno scultore che gravitava intorno al cantiere del Duomo di Milano.
La collocazione del ciclo è inedita rispetto ai numerosi esempi che, a partire dagli anni Settanta del XV secolo, si diffusero rapidamente tra Lombardia e Piemonte nelle chiese dei Minori Osservanti: normalmente gli episodi erano collocati dalla parte dell’edificio accessibile a tutti, così che il predicatore potesse additare le storie mentre parlava, a istruzione dei fedeli.
Sull’esempio dei perduti prototipi di San Giacomo a Pavia e di Sant’Angelo a Milano sono stati realizzati il tramezzo della chiesa dell’Annunciata in Valcamonica, a opera di Giovanni Pietro da Cemmo, quello di San Bernardino a Ivrea, per mano di Martino Spanzotti, di Santa Maria delle Grazie a Bellinzona, di Santa Maria degli Angioli a Lugano (si veda box), di San Bernardino a Caravaggio, dell’Incoronata a Martinengo e infine il tramezzo di Santa Maria delle Grazie a Varallo, realizzato da Gaudenzio Ferrari e pensato in preparazione al percorso devozionale del Sacro Monte.
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