LA VOCE DELLE QUERCE
Siamo all’anarchia tra le latifoglie decidue...e adesso spogliati, come sapevi fare tu!
Quest’anno sembra che le piante abbiano adottato un comportamento anarchico

Forse non ci si rende conto che autunni come questo, e altri recenti, sono in grado di rendere priva di significato una delle più belle poesie italiane. “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” recita, infatti, Soldati di Giuseppe Ungaretti. “Non si sta poi così male, grazie” potrebbe essere, oggi come oggi, la risposta di alcune foglie al quesito implicito nella metafora.
In realtà da qualche anno i nostri alberi, e soprattutto le loro foglie, sono in balia di stagioni che non voglio ubbidire alle medie. Recentemente, in anni con estati siccitose, abbiamo anche visto che i soldati di Ungaretti, pardon le foglie, già nella tarda estate possono morire sul colpo come centrate da un cecchino asburgico. In questo autunno invece ne stiamo vedendo di tutti i colori, e non solo per il fogliame, quasi come se le continue bizzarrie del clima indisciplinato abbiano diffuso un atteggiamento da “liberi tutti” tra i nostri alberi e arbusti decidui, soliti perdere le foglie in modo disciplinato e coordinato.
Certo, tutto dipende da specie a specie - e da individuo a individuo della stessa specie - ma mai come quest’anno sembra essersi diffuso un comportamento anarchico tra le piante dei nostri parchi. Alberi soliti perdere le foglie poco dopo i primi freddi le stanno mantenendo sulla chioma e in parte ancora verdi, e quindi possibilmente ancora attive. Altri che provavano timidamente a emettere nuove foglie anche ad autunno avanzato, già da un po’ sono completamente spogli, senza il benché minimo cenno di attività delle gemme.
Nella confusione che regna sovrana però possiamo sicuramente individuare una primadonna: si tratta del Liquidambarstyraciflua o storace americano. Albero coltivato apposta per i suoi variopinti colori autunnali e oleograficamente riproposto in tanti giardini e alberature delle nostre città. In questo autunno a lungo indeciso, il Liquidambar ne ha approfittato per far sfoggio come un pavone delle sue caleidoscopiche foglie, dal verde al giallo, dall’arancione-ciliegia al bordeaux scuro, e tutte contemporaneamente sullo stesso albero! Insomma, non un classico striptease ma un protratto burlesque, sempre parlando di foglie si intende, per non offendere il comune senso del pudore.
Un altro albero, o meglio un grosso arbusto, che sembra nettamente distinguersi è il più modesto e domestico nocciolo (Corylus avellana). È vero che da sempre il nocciolo ha dimostrato di essere molto dinamico e di saper approfittare di tutti gli spazi lasciati liberi da piante meno resistenti ai tagli o agli incendi, e recentemente anche a devastanti fortunali, ed è anche vero che da sempre è tra le latifoglie più pronte a fiorire rilasciando abbondante polline - ne sanno qualcosa gli allergici - ma da qualche anno sta proprio esagerando anticipando sempre più la fioritura - da gennaio a dicembre se non a novembre - e soprattutto sottoponendo alle proprie foglie turni da stacanovista. Il nocciolo, infatti, da qualche anno non fa a tempo a perdere le foglie della stagione precedente che già le gemme provano a schiudersi e a liberare nuove foglie. In pratica da qui a poco potrebbe reggere sulla chioma, almeno per un breve periodo, foglie di due generazioni. Di fatto oggi non è quasi più una latifoglia decidua ma assomiglia sempre più ad un albero “spogliante”, dove spogliante non è per rimanere tra il serio e il faceto, ma è un termine scientifico. Gli alberi spoglianti, o semi-sempreverdi o semi-decidui, sono tipici di regioni tropicali e subtropicali a clima con un periodo di siccità: perdono anche loro le foglie come le decidue, ma le mantengono a lungo, anche durante la stagione sfavorevole. Poi d’un tratto, appena prima di emettere le nuove foglie, le fanno cadere tutte. In Italia vi sono pochi ma significativi esempi di alberi spoglianti, si tratta del fragno o Quercus trojana, un albero che vive solo in Basilicata e Puglia, in parte anche della maestosa quercia vallonea (Quercus ithaburensis macrolepis), sempre della Basilicata e Puglia, ma non nelle stesse località.
La cosa che però maggiormente sorprende è il comportamento, apparentemente imprevedibile, di alberi che per un botanico rappresentavano una certezza. Querce e faggi, alberi che dominano a lungo e che in modo diligente programmano il numero di foglie in base al bilancio dell’anno precedente, hanno sempre emesso e fatto cadere le foglie ordinatamente, secondo le stagioni. Ebbene, mai come quest’anno invece querce e faggi sembrano rifiutarsi di perdere le foglie. All’opposto alberi a rapido accrescimento come le Salicacee - salici e pioppi - erano solite continuare a emettere nuove foglie all’apice dei rami mentre già perdevano quelle alla base, e questo fino a tutto novembre e parte di dicembre e indipendentemente dalla specie. Quest’anno i pioppi neri hanno già perso tutte le foglie e sembrano dormire sonni profondi, mentre il pioppo tremulo sta mantenendo tutte le foglie o quasi. Anche i salici non sono da meno: il salicone sembra comportarsi come al solito, mentre le foglie dei salici bianchi sembrano non sapere cosa sia un termometro. È l’anarchia degli ultimi giorni di Saigon o di Kabul? Difficile dirlo, ma le piante sembrano dirci “si salvi chi può”.
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