A TEATRO
Siffredi racconta Rocco: «Sul palco mi confesso e sono libero di essere me stesso»
Il pornodivo italiano per eccellenza si racconta con ironia e sincerità. Il 29 ottobre al Tam e a marzo anche a Varese

«Affrontare il pubblico da un palco è difficilissimo, si tratta di tutt’altro rispetto a quando sei su un set cinematografico. Già nelle prove dello spettacolo ho avuto l’ansia da prestazione, quella che ti blocca il respiro, ti blocca il diaframma: se fosse stata una mia scena classica non avrei avuto alcuna erezione». Siffredi racconta Rocco il 29 ottobre sul palco del Tam Teatro Arcimboldi Milano, per la prima volta a teatro con uno spettacolo tutto suo che ha debuttato da poco e che toccherà alcune delle principali piazze teatrali italiane, tra cui, a marzo del prossimo anno, anche Varese. Ma che prima del debutto ha avuto alcune date di prova, tra cui una la scorsa estate anche al Caffè Teatro di Verghera di Samarate.
Uno spettacolo in cui Rocco Siffredi, il pornodivo italiano per eccellenza diventato a tutti gli effetti icona internazionale, si racconta in prima persona con ironia e sincerità procedendo per suggestioni e ricordi, tra gag comiche, provocazioni irriverenti, confessioni intime e momenti poetici di un percorso professionale ma soprattutto umano. In cui si espone a diretto contatto con il pubblico, dopo essere stato protagonista cinematografico, ma anche dopo aver visto la sua storia passare attraverso fiction anche recenti, oltre che in un documentario francese del 2016 dal titolo Rocco. «Trovo un privilegio vedersi raccontato in una fiction – sottolinea Rocco Siffredi –, mi ha fatto molto piacere. Ma sul palco c’è qualcosa di più: ci sono io, non raccontato da altri. E mi racconto in maniera sempre sincera, ho scritto tutto io per far sì che le persone che mi conoscono da sempre possano approfondire chi è Rocco e chi non si è interessato alla mia storia possa capire, possa rompere, se ha voglia, quelle porte di pregiudizi gratuiti. Capire la vita di un ragazzo che sognava di diventare quello che è diventato con alla fine una bellissima storia d’amore che con quel lavoro non era sicuro di poter avere. Ho fatto un lavoro che non sembra indicato per avere una famiglia e guarda caso sono trenta gli anni di matrimonio con mia moglie, che verrà sul palco, ci salirà, perché è lei il mio “autore”, è lei che mi ascolta e che può dire con chi si è sposata, le sue verità, come mi vede». Un matrimonio che è un grande amore, che Siffredi non nasconde, ma di cui parla con una dolcezza infinita. «Alla fine – aggiunge Rocco Siffredi – è vero che il mio lavoro mi ha dato la possibilità di avere un’esperienza sessuale che forse un uomo in generale non riesce ad avere, ma è anche vero che mi ha permesso di capire e apprezzare ancora di più l’amore vero più che la sessualità fine a se stessa, che è qualcosa di molto bello, ma che, come è consumata, è andata via, non resta nulla, se non l’esperienza di aver avuto tanto sesso e di avere esperienze in più nell’atto sessuale. Ma non ti restano le cose legate alla mancanza di una persona che ami». E lui ammette di amare «svegliarmi la mattina con lei, guardarla e dire quanto fortunato sono».
Siffredi racconta Rocco è insomma uno spettacolo in cui l’attore mostra, come «in un certo senso ho sempre fatto», la sua persona reale. Che piange, che si emoziona. «Ho raccontato i miei disagi – ammette –, ma c’è anche la parte divertente, di Rocco anche divertentemente autoironico». Libero di essere se stesso, senza però mai dimenticare il rispetto per la libertà degli altri. E attraverso la sua incredibile storia, sottolinea anche la bellezza degli affetti veri che lo rendono figlio, padre, marito, fratello, amico.
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