RISTORANTE DA CECCHINI
Il fenomeno Social eating

Nel cuore del Chianti Dario Cecchini mette tutti d’accordo, a tavola insieme per mangiare “la ciccia”. Sopra una delle macellerie più famose d’Italia, facendo una rampa di scale ti trovi di fronte a una tavolata con una famiglia arrivata dagli Stati Uniti, di fianco un’altra coppia di francesi e persino gli australiani insieme a una comitiva di amici del posto.
Dopo un primo momento di imbarazzo, tra bicchieri di vino e carne cotta alla brace nella stessa sala, la cena tra sconosciuti è una delle esperienze indimenticabili della vita.
Il fil rouge di condividere tutti i tagli della Chianina che da soli sarebbe stato impossibile assaggiare, fino a dividere la mitica Fiorentina in una sorta di verticale della carne alla brace. Cecchini è stato antesignano di quelle che sono le cene tra sconosciuti che stanno sempre più prendendo piede, meglio note come fenomeno di social eating.
Si chiama “social eating”, “mangiare sociale”.
«È il fenomeno della Rete e dei social network, legato al boom del cibo e del gusto: piattaforme che nascono e si sviluppano in tempo record, per permettere a chiunque di organizzare pranzi e cene a casa propria, invitando sconosciuti e ricevendo un rimborso spese», lo spiega la definizione della Treccani. «Per guadagnare ci si improvvisa chef. È un’idea anticrisi, ma attenzione ai prezzi delle cene, che variano molto e possono superare abbondantemente i 80 euro se ci si affida a siti intermediari, anziché a quelli diretti».
E se nel Chianti, da Cecchini era ed è usanza prenotare la cena a 50 euro condividendo una lunga tavolata (tranne il vino che ciascuno si sceglie e beve il suo, è anche concesso portarselo da casa), il modo in cui funziona il social eating è legato alle app o social dedicati.
Come funziona? Ci si iscrive, si paga un contributo spese, ci si presenta alla data e all’ora indicate. I social eating si trovano in rete, sui social network grazie al passaparola, i più organizzati sono riuniti in apposite app, o social network dedicati.
Tra le nuove tendenze c’è anche l’home restaurant. Si tratta di uno spazio, normalmente privato, che grazie all’iniziativa e l’intraprendenza di chi ama cucinare diventa luogo d’incontro occasionale per chi ha interesse a condividere ricette, sapori autentici e specialità oltre che sperimentare una nuova occasione di socialità. Social eating e home restaurant sono concetti della cosiddetta industria 4.0.
Nuove forme di ristorazione e imprenditoria cari tanto all’Unione Europea che agli investitori privati che guardano sempre più spesso alla Sharing Economy come nuova terra fertile in cui seminare e far crescere i propri investimenti. Con la pandemia, il mondo del social eating e dell’home restaurant si è poi incrociato con il food delivery evolvendosi. L’ulteriore declinazione di un settore accelerato dalla tecnologia e dalla contingenza della crisi per la pandemia con le dark kitchens, le cucine in cui si preparano piatti da consegnare a domicilio.
Per avere contezza del fenomeno, le cosiddette dark kitchen, le cucine fantasma, ossia strutture per cucinare che producono cibo solo per la consegna, senza aree per mangiare sul posto o dedicate ai clienti, potrebbero creare un’opportunità globale di 1 trilione di dollari entro il 2030, secondo l’analisi Euromonitor di luglio 2020. C’è poi la formula base delle ghost kitchen e cloud kitchen, con un modello di coworking. Insomma il modello di ristorazione social che funziona non solo per i clienti ma anche per i ristoratori.
© Riproduzione Riservata