DA SCOPRIRE
La plastica diventa arte

È uno dei materiali il cui uso è tra i più comuni. Ma è anche uno dei più inquinanti e difficili da smaltire tra i rifiuti solidi: occorrono tra i cento e i mille anni perché venga degradata se abbandonata nell’ambiente. Si tratta della plastica, sul cui utilizzo, ma soprattutto sul cui riciclo, tanto si sta cercando di sensibilizzare.
Senza arrivare per forza alle dimensioni della Pacific Trash Vortex o delle isole di plastica immense e nocive per l’ecosistema marino, accumuli di spazzatura galleggiante, è un dato sotto gli occhi di tutti che la quantità di plastica abbandonata nell’ambiente crea un danno notevole.
Le campagne di sensibilizzazione per un corretto recupero ma anche per disincentivare l’utilizzo dell’usa e getta stanno sempre più prendendo piede. E ci sono sempre più situazioni in cui viene riciclata. Diventando a volte anche arte.
Fin da tempi in cui di differenziata si parlava ancora poco. Un esempio ne sono i Plasticoni, sculture a grandezza naturale, molte raffiguranti animali, nati da un’idea dell’artista residente a Solbiate Arno Mariano Pieroni nella metà degli Anni Ottanta. Fin dagli anni tra il 1985 e il 1987 nel gruppo di cui faceva parte e in cui si parlava di Dimensionismo «era già emerso – racconta - questo mio pensiero. Palando di dinamiche dell’arte moderna e della situazione delle tendenze in campo artistico, a me più che altro interessava fare qualcosa di utile anche per gli altri».
Con sua moglie Maria detta Anna è poi nata l’idea di ripulire, assieme ai loro quattro figli allora ragazzini, l’ambiente dai sacchetti di plastica abbandonati. Partendo proprio da spiaggette e zone del Varesotto.
Era il 1988 e l’impegno ha poi coinvolto anche famiglie di vicini di casa. I rifiuti venivano posizionati nei luoghi di raccolta. «Un giorno – prosegue Pieroni – ho iniziato a fare con questa plastica e con lo scotch alcuni pupazzi per i miei figli. Fino ad arrivare agli anni Duemila». Con una mostra, Natura Artifiziata, alla Galleria d’arte moderna di Gallarate. Animali a grandezza naturale fatti con la plastica.
«Ci ho lavorato moltissimo, e con grande entusiasmo: si è trattato di una mostra significativa, tutto quello che è venuto dopo è stato complementare, sempre mantenendo il principio di base di un’arte che non fosse fine a se stessi, ma per tutti. Partendo dal riciclare un materiale per farne qualcosa di diverso, con la sensazione della plastica pensata anche non come qualcosa di brutto, ma qualcosa che può essere utile».
Ed ecco allora sculture in cui la plastica resta ciò che è, andando a coprire una sorta di telaio leggero che costruisce un vuoto interno su cui poi il materiale viene tenuto insieme, per strati successivi, da un collante e da resine, così che la superficie possa raggiungere una certa robustezza pur non diventando troppo pesante.
I Plasticoni di dimensioni maggiori non superano mai i quindici chili. «Per alcune delle ultime creazioni – aggiunge Pieroni – ho utilizzato sulla copertura anche lattine colorate riciclate, tagliate con le forbici».
Con la moglie, purtroppo mancata due anni fa, l’artista nativo di Barga ha anche svolto laboratori sui Plasticoni in diverse scuole. E ha esposto in Italia e in tutto il mondo, in personali e collettive, portando anche altre sue creazioni in altri materiali. Tre sue opere di olio su tela e due sculture Plasticoni avrebbero dovuto far parte di una collettiva internazionale di arte contemporanea da fine marzo a Londra: la mostra al momento è stato rinviata a giugno, in attesa degli sviluppi della situazione. Ma intanto il genio di Pieroni è noto ovunque.
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