SPECIALE SALUTE
Urologia: l’attività decolla

Riconquistare la capacità di controllare quello stimolo e di reimparare a fare quella che in una celebre pubblicità viene chiamata tanta “plin plin”. Fuori dalla proiezione mediatica, è fondamentale per chi ha subito un intervento alla prostata, allenarsi per riconquistare la continenza urinaria. Si guadagnano anche anni in salute psicologica e così alla Struttura complessa di Urologia dell’Asst Sette Laghi hanno messo a punto, durante il periodo Covid, una collaborazione molto stretta con fisiatri e fisioterapisti per offrire ai pazienti un percorso a tutto tondo, al termine del ricovero o dell’intervento chirurgico.
Vi sono state sale chirurgiche chiuse o attività fortemente ridotta, come è avvenuto in tutta la Lombardia, beninteso, nel reparto diretto da Federico Dehò, docente all’università dell’Insubria e che a fine 2019 ha scelto l’ospedale di Circolo (dirige anche l’Urologia di Tradate) e ha lasciato il San Raffaele di Milano. L’inizio dell’esperienza varesina è stata più che buona, poi si è abbattuto il Covid che ha portato inevitabilmente alla riduzione dell’attività e alla necessità di comunicare spesso al telefono con i parenti dei pazienti, facendo mancare quel contatto diretto che contraddistingue l’approccio molto «umano» del professor Dehò, e che ora spera di poter riconquistare.
«Ora siamo al 60-70 per cento dell’attività, contiamo di arrivare, così come dalle indicazioni della direzione generale Welfare della Regione Lombardia, a superare entro settembre il cento per cento delle prestazioni precedenti - racconta il professor Dehò -. Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini è di rimanere a Varese e di venire a Varese per curare i problemi urologici: ci siamo, abbiamo avuto come tutti qualche difficoltà collegata alla pandemia, ma i nostri ambulatori che non hanno mai chiuso e i nostri professionisti in vari ambiti sono più che pronti e motivati». Gli interventi maggiori, quelli collegati alla chirurgia oncologica, non si sono mai fermati. Le due problematiche principali che colpiscono i pazienti si declinano in resezione dei tumori vescicali e calcolosi. Tra gli esami diagnostici che sono stati introdotti, la biopsia prostatica fusion, attivata grazie alla collaborazione con la Radiologia del Circolo. «Ogni caso oncologico viene discusso da un team multidisciplinare - spiega il professor Dehò - composto oltre che da urologi da oncologi, radioterapisti, medici nucleari anatomopatologi e radiologi».
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