DA VEDERE
Al Macte si respira varesino

Il Macte, Museo d’Arte contemporanea Termoli, ha scelto Caterina Riva, originaria di Rodero, quale direttrice artistica per i prossimi tre anni. La incontriamo a pochi giorni dalla sua entrata in carica.
Dopo le scuole a Varese e la laurea in Lettere con indirizzo storico-artistico ha cominciato ad interessarsi all’arte contemporanea da autodidatta; l’essere stata scelta tra i 20 partecipanti del Master per curatori organizzato dall’Accademia di Brera a Milano le ha permesso di osservare diverse professioni del mondo dell’arte. Che cosa l’ha affascinata e interessata della figura del curatore?
«Il suo stare a stretto contatto con gli artisti e in dialogo con le istituzioni culturali. È un lavoro sempre diverso e mai noioso, tra il teorico ed il molto pratico».
Spesso e volentieri le mostre d’arte contemporanea, quando non sono vissute come esperienza di costume e di moda, suscitano sconcerto nel pubblico meno avvertito. L’arte contemporanea, in effetti, almeno quella che finisce sui giornali e sulle riviste d’arte, si muove con forme e contenuti che possono essere esposti (e di fatto lo sono) ai quattro angoli del globo. È un’arte che, pur essendo abbastanza slegata da specifici contesti regionali e culturali, mi pare scontare, a livello eccentrico, proprio un’eccessiva autoreferenzialità transnazionale. Quali sono le difficoltà che il pubblico meno «esperto» incontra in queste esposizioni e quali i motivi di questa distanza?
«Sono analisi molto ampie e complesse da fare in poche righe. Io ho lavorato in contesti distanti e non familiari come la Nuova Zelanda e Singapore e cercato di offrire una programmazione internazionale ma anche che si confronta con il locale. Questo non è un dato di numeri e provenienza degli artisti ma piuttosto di come si presentano progetti e come si coinvolge la cittadinanza. Essere “da altrove” aiuta ad avere uno sguardo nitido e vedere delle possibilità, inoltre un museo di arte contemporanea fa un cammino di scoperta e di educazione con il pubblico. Affermare «non lo capisco» o fermarsi al dato soggettivo del «bello» non aiuta, bisogna imparare a usare lo sguardo e mettersi un po’ in gioco».
Le mostre devono riflettere i concetti e le idee del curatore o devono essere una sorta di documentazione dell’esistente? Come influisce lo spazio espositivo (sia architettonicamente sia come parte di un ambiente vivo) nel progetto di una mostra?
«La mia idea di curatela non è far dire all’opera dell’artista quello che penso io ma piuttosto creare un contesto aperto e presente per l’opera e la ricerca dell’artista con cui il pubblico può interagire. Il sapere non è statico ma dinamico e l’esperienza del corpo nello spazio espositivo è fondamentale per orchestrare una mostra. Quella dell’architettura credo invece sia un falso problema: si può fare una mostra stimolante in un garage, non per forza al Guggenheim».
Per allestire una mostra, ritiene sia necessario esporre opere originali e innovative? Potrà, comunque, anche contare sull’ampia collezione permanente del museo…
«L’originalità non è mai stata una qualità dell’arte contemporanea. La collezione del Macte (circa 470 opere soprattutto di pittura acquisite tramite il Premio Termoli dal 1955) mi permette sia di riferirmi alla storia dell’arte italiana sia di coinvolgere artisti con progetti e produzioni artistiche contemporanee, tra passato e futuro».
Collaborerà con altri curatori o preferisce lavorare da sola?
«Nella programmazione temporanea del MACTE inviterò curatori internazionali in modo da presentare diverse specialità e altri punti di vista».
Il Presidente, Paolo De Matteis Larivera, ha parlato del museo come simbolo di “decentramento culturale sostenibile“, come intendere queste parole e, soprattutto, come si propone Lei di dare loro un corpo? Qualche anticipazione sulla programmazione dei prossimi tre anni?
«Molte persone sono emigrate dal Molise nel mondo, il MACTE riporterà a Termoli il mondo nel senso che il museo non sarà solo barricato in un’architettura ma sarà aperto ed accessibile alla curiosità delle persone, sia dal vivo che in digitale. Questi primi mesi saranno di conoscenza di nuovi linguaggi del contemporaneo e approfondimento sulla collezione, la mia programmazione inizierà nel 2021 dopo una rinnovata edizione del Premio Termoli a fine 2020. Mentre rispondevo a questa intervista abbiamo avuto al museo due visitatori da Varese, spero che il flusso prosegua!»
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