TOSCANINI
La tournée che conquistò il mondo

Cent’anni di Teatro alla Scala di Milano così come lo conosciamo. E un libro per ricordare come tutto ebbe inizio sotto l’egida di Arturo Toscanini.
La tournée del secolo di Mauro Balestrazzi, celebre firma del Corriere della Sera, ripercorre quella trionfale serie di concerti mondiali con cui tra il 1920 e il 1921 la neonata orchestra scaligera, diretta proprio da Toscanini, si presentò al pubblico prima che il suo teatro riaprisse sotto una veste doppiamente nuova: dal punto di vista giuridico, quella di ente autonomo; dal punto di vista costruttivo, quella di una radicale ristrutturazione dei suoi spazi. Un progetto ambizioso realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune, la Scala e il Corriere della Sera, che si assunse il ruolo di principale mezzo di informazione presso la comunità. «Tutta la storia che io racconto è strettamente legata al teatro, – ha detto Balestrazzi durante la recente presentazione del libro nei ridotti della Scala – dalla chiusura nel 1917 fino alla riapertura il 26 dicembre 1921» con il Falstaff di Verdi. Quella sera sul podio stava ovviamente Toscanini, reduce da una strepitosa tournée di centoventicinque date tra Europa e America che aveva fatto conoscere la nuova orchestra, nonché ispiratore di un innovativo riassetto istituzionale. «La Scala – continua Balestrazzi – è il primo teatro ad acquisire un’autonomia sia gestionale sia artistica e questo segna un momento eccezionale anche per la città di Milano. Un momento in cui c’è una sinergia molto importante fra l’amministrazione comunale e il Corriere della Sera. Siamo alla fine della prima guerra mondiale, eppure Milano ricostruisce il suo teatro. Il Corriere non si limita ad appoggiare l’idea del sindaco Emilio Caldara, addirittura con lungimiranza il direttore Luigi Albertini dice che non basta trasformare la Scala in ente autonomo, ma occorre ricostruire il teatro, soprattutto nella parte della produzione degli spettacoli».
E qui subentra l’esperienza di Toscanini, indicato come direttore artistico. Dopo otto anni alla direzione del Metropolitan di New York, accetta così di ricongiungersi al suo primo amore, la Scala, sebbene guadagnasse dieci volte meno. Il resto lo fece il suo carisma, nota Balestrazzi: «Le scene deliranti di successo si ripetono per tutta la tournée. In America era molto conosciuto e qualsiasi cosa facesse veniva amplificata dalla stampa. Per esempio sappiamo che nell’agosto 1916 dirige una banda al Monte Santo di Gorizia, sotto il fuoco austriaco. Negli Stati Uniti diventa un eroe di guerra, la notizia viene enfatizzata molto più di quanto non sia in Italia. Tra l’altro i giornali americani erano molto più vivaci, vari e accattivanti rispetto alle colate di piombo di quelli italiani».
Un eclettismo grafico che forse contribuì al successo della tournée del 1920-21, in cui Toscanini si presentò con un programma atipico che comprendeva molti brani di compositori italiani ancora viventi, come de Sabata, Pizzetti e Respighi.
Altrettanto fondamentale il compito del Corriere della Sera, mobilitatosi in una campagna di crowdfunding per garantire i finanziamenti al restauro della Scala. Nei suoi editoriali Albertini ironizza contro i milanesi più taccagni, indecisi se partecipare alle donazioni. Ma non solo: «Il Corriere segue come un bollettino l’andamento dei lavori – spiega Balestrazzi – A un certo punto titola un articolo “La Scala sulle grucce”, perché i lavori per ritoccare le fondamenta e quelli per innalzare il tetto avevano fatto sì che, per mantenere la struttura in attesa che venisse ultimata, fossero inseriti dei pali di sostegno. Quindi in quel periodo si fa in modo che i tram e i mezzi che passano davanti al teatro transitino lentamente per non compromettere la stabilità».
Cultura e informazione. Questi i capisaldi della rinascita della Scala, nel segno dell’impegno civico.
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