LA SCOMPARSA
L’oratorio, l’altruismo, il garbo: addio a Fabio Ricci
Aveva 64 anni, a Varese aveva costruito una vita che fuori dal lavoro lo vedeva al servizio degli altri. Domani i funerali
C’è un tempo che sembra tornare indietro e uno che invece corre troppo veloce. La storia di Fabio Ricci sta tutta qui, in questo scarto improvviso tra una speranza che prende forma e una fine che arriva senza concedere appello. Fabio aveva 64 anni: era nato il 13 febbraio 1962 a Pompei ma era originario di Nola e a Varese aveva costruito la sua vita dal 1988. Ispettore di vigilanza dell’Inps, uomo di lavoro e di regole ma anche di campo, di oratorio, di pallone.
L’oratorio, il fischietto, la famiglia
Per una quindicina d’anni animatore della polisportiva dell’Oratorio San Vittore, arbitro di calcio nei primi Anni Novanta, tifoso del Napoli con quella fedeltà che non ha bisogno di spiegazioni. Dietro - meglio: accanto - una famiglia larga e presente: la madre Tilde, 95 anni, la moglie Raffaella, Lella e coi figli Gianmarco, Davide, Edoardo. Un nipote, Ludovico, figlio di Gianmarco e Roberta, che porta avanti un filo rosso vita. Ancora, la sorella minore Annalisa, ispettrice dell’Inps come lui e il fratello maggiore, Gianfranco, pensionato. Un intreccio di nomi che non è un elenco ma una rete. Poi l’ospedale, in un’altra città lombarda.
L’ospedale e la tragedia
Un intervento alla valvola cardiaca, una situazione delicata ma alla fine apparsa sotto controllo: all’inizio lo scetticismo dei medici, poi qualcosa cambia: i parametri migliorano, si comincia a parlare di riabilitazione. L’orizzonte sembra aprirsi verso il sereno. È proprio qui, invece, che tutto si spezza: un versamento pleurico datato, la necessità - ora da verificare, per quel che può servire - di intervenire. Insomma, una toracentesi, un gesto medico che appartiene alle cure invasive. Ma da quel momento le difese crollano, subentra un’infezione, si rende necessario un secondo intervento. Quarantotto ore: tanto basta perché una traiettoria si rovesci. Dalla prospettiva del ritorno a casa alla morte. Ora restano le domande che restano chiuse dentro un perimetro preciso: quello delle verifiche. L’ospedale ha avviato accertamenti interni, la Procura ha aperto un fascicolo dopo la denuncia della famiglia. Le cause del decesso sono oggetto d’indagine e richiedono prudenza, quella che separa i fatti dalle ipotesi.
I funerali
Nel frattempo, resta il vuoto che è sempre una prova concreta. Rimane un ricordo garbato, prezioso, che circola tra colleghi, amici, ragazzi cresciuti in oratorio. Resta una vita che non si misura in come finisce, ma in quello che ha lasciato. I funerali si terranno domani pomeriggio, alle 15.30 nella Basilica di San Vittore. Sarà il tempo del silenzio e di un saluto che non chiude ma che tiene insieme tutto: gli anni, gli affetti, le partite arbitrate, le domeniche di tifo, le mani tese agli altri. Perché certe vite non si raccontano sino in fondo. Si riconoscono come specchio migliore delle proprie.
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