IL BOLIDE D’ANTAN
Miura che è vera

Cinquant’anni fa non faceva una bella fine: danzava tra le curve del passo del Gran San Bernardo, sulle note di «On Days Like These» di Quincy Jones, nelle mani di uno statuario Rossano Brazzi, sigaretta in bocca e occhiali da sole dorati, fino all’imbocco di una buia galleria.
Là il rombo del motore si tramutava in stridere di gomme prima di un terribile schianto contro un bulldozer che, sommo dello spregio, gettava in un torrente la sua carcassa fumante, seguita da una lugubre corona di fiori. Era questo il triste destino di una Lamborghini Miura arancione nei titoli di testa del film The Italian Job del 1969 e tale sembrava essere stata la sorte dell’auto anche nella realtà.
Fortunatamente, però, la produzione, targata Paramount Pictures, fu così assennata da utilizzare per l’incidente un esemplare già danneggiato, preservando integra la vettura funzionante, per la quale scattò ben presto una sfida tra gli appassionati per accaparrarsela. La corsa alla P400 - questo il nome in codice della macchina - è durata cinque decenni e si è conclusa poche settimane fa, quando il Polo Storico Lamborghini ha certificato l’originalità del telaio 3586 e con esso la partecipazione alla pellicola di quell’unica Miura «Arancio».
Il fortunato proprietario è, dal 2018, il banchiere del Liechtenstein Fritz Kaiser, fondatore del «Classic Car Trust», che ha prelevato l’auto dalla propria collezione e l’ha inviata a Sant’Agata Bolognese per scoprire se fosse davvero quella guidata da Brazzi sulle Alpi.
Attraverso ricerche documentarie e analisi sulla vettura, ma soprattutto interpellando appassionati ed ex dipendenti, la Miura è risultata effettivamente quella ripresa.
Decisivi sono stati i ricordi del pilota Enzo Moruzzi, che guidò l’auto come controfigura: «In linea di produzione c’era una Miura P400 quasi pronta, del colore giusto e con guida a sinistra. Era identica a quella incidentata. L’unica preoccupazione riguardava i delicati sedili in pelle bianca, visto che la vettura doveva tornare in perfette condizioni. Diedi quindi l’ordine di smontarli, sostituendoli con un set di sedili in pelle nera. A svelare il trucco, i piccoli poggiatesta, che non potevano essere sostituiti in tempo. Come si vede nel film, sono rimasti quelli originali di colore bianco».
Terminate le riprese, la Miura fu preparata per la consegna al legittimo proprietario, un italiano di Roma.
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