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Le comari rialzano il sipario

«Potrei essere una Quickly che avrà un flacone di Amuchina in mano per tutto lo spettacolo, per disinfettare le mani in scena». Sul palco nel rispetto dei decreti legati alla situazione sanitaria per il coronavirus. E dunque con soluzioni sceniche che permettano la recitazione in sicurezza e a norma di legge.
Così Chiara Stoppa, presidente di Atir Teatro Ringhiera e attrice nel ruolo, appunto, della serva Quickly in «Le allegre comari di Windsor» che, su adattamento di Edoardo Erba e regia di Serena Sinigaglia, rialza il sipario del Teatro di Varese martedì 6 ottobre alle 21 con la rassegna «Shakespeare d’autunno» (recuperando una programmazione della scorsa stagione), immagina che potrebbe essere il suo personaggio “ai tempi del covid”.
«Lo spettacolo - ammette - è un po’ fuori dalle righe, ed è probabile che i nostri personaggi giocheranno con questa situazione: abbiamo la fortuna di avere uno spettacolo dove poter inserire tanto, Shakespeare in questo è un genio, è contemporaneo anche perché ci può entrare di tutto. Le regole sul distanziamento vedranno la modifica di alcune cose che, in qualche modo, grazie alle idee di Serena Sinigaglia, potranno rappresentare il desiderio di mettere tutta l’assurdità del momento anche in scena».
Nel rispetto delle regole, del testo e, naturalmente, della situazione. Perché un gioco non significa banalizzazione, anzi. «Il lavoro sullo spettacolo - prosegue Chiara Stoppa - nasce qualche anno fa tra il Teatro Bellini di Napoli e Serena Senigaglia. Il Teatro Bellini fece un festival shakespeariano e chiese a sei registi di scegliere un drammaturgo per “riscrivere” alcuni testi. Questa non è una riscrittura vera e propria, siamo vestire classiche: è un mix». Tenendo anche presente che la durata non doveva superare un certo tempo.
Qui i personaggi diventano quattro, le due comari Ford e Page con sua figlia Anne, e la serva Quickly. «E ogni personaggio - aggiunge Stoppa - interpreta in qualche maniera anche quelli maschili, facendoli vivere nelle loro parole e nelle situazioni, in un gioco che non è di travestimento, ma di citazione».
In scena accanto a lei Mila Boeri, Annagaia Marchioro e Virginia Zini «e Giulia Bertasi alla fisarmonica che traduce tutte le musiche del Fastaff di Versi che noi cantiamo interamente o citiamo. Serena Sinigaglia ama i classici e ama renderli attuali. Io lo trovo un esperimento drammaturgico e scenico molto riuscito e divertente». Si parte questa sera, martedì 6 ottobre, alle 21 con la rassegna «Shakespeare d’autunno».
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