NICOLA NATALI
Spinto da Lippi imparo il cinese

Evitare di buttar via il proprio tempo giocando alla playstation. Piuttosto investire sul proprio futuro.
Il consiglio, da mandare a memoria, è di Nicola Natali, giocatore della Pallacanestro Varese in serie A.
«Non siamo calciatori, non possiamo vivere di rendita», dice il 31enne toscano giunto alla terza stagione con la maglia dell’Openjobmetis.
Dopo la laurea in Management dello Sport, Nicola non si è fermato, ha scelto di continuare a studiare imboccando una strada assolutamente insolita. Da un paio d’anni, infatti, studia il cinese. «Non volevo fermarmi dopo il traguardo della laurea né collezionare diplomi. Così, visto che mi è sempre piaciuto integrare l’attività sportiva con un altro impegno, ho fatto una scelta insolita ma logica: io vivo con lo sport e i cinesi stanno entrando e investendo nello sport, per cui ho pensato che essere un uomo di sport, avere una laurea in Management dello Sport e saper parlare cinese potesse aprire delle porte».
Nicola non è ancora stato nello sconfinato paese orientale ma conosce già molto di quella cultura. A spingerlo a studiarla è stato Marcello Lippi, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio, fino a un mese fa alla guida proprio della Nazionale cinese: «È un’amicizia di famiglia, Marcello e mio papà Gino si sono conosciuti tanti anni fa, quando entrambi giocavano a Genova (Lippi nella Sampdoria e Natali nella squadra di basket, ndr). Solitamente ci s’incontra d’estate, al mare, in Toscana. Marcello mi racconta tanti aneddoti e tanti particolari. Lui non conosce nemmeno una parola di quella lingua, è stato sempre affiancato da un interprete ed ha toccato con mano la potenza di quel popolo. Gli mettevano a disposizione un jet privato anche per tornare a casa per un solo giorno...».
Ma il calcio non è l’unica passione dei cinesi che, anzi, stanno investendo tantissimo nel basket, chiamando a giocare in Estremo Oriente persino stelle della Nba.
Ma come s’inizia ad affrontare la non semplice conoscenza di una lingua così distante dalla nostra? «Io ho cominciato a studiare quando giocavo a Casale Monferrato - racconta Nicola -. Prima con lezioni private di un’insegnante madrelingua, partendo dalle basi. Il cinese è un mondo distante, ha suoni differenti ed è strutturato in modo diverso. Poi, una volta trasferitomi a Varese, ho scoperto una piattaforma di e-learning, ovvero di apprendimento online. Lo ha lanciato una ragazza cinese con base negli Stati Uniti. L’ho contattata e le ho proposto di farle da testimonial in Italia: in cambio mi stanno facendo studiare con un abbonamento a vita.
E la cosa sta funzionando: da quando ho iniziato a pubblicizzare il loro sito, chinesefor.us, diversi ragazzi si sono iscritti».
Natali dedica allo studio e alla lettura uno spicchio della sua intensa giornata, solitamente un’ora, prima dell’inizio dell’allenamento pomeridiano. Due estati fa ha dato il primo esame all’Università di Pisa, acquisendo il cosiddetto HSK1, mentre la scorsa estate gli è stato riconosciuto il secondo livello. «Ora sto studiando per arrivare al terzo gradino, il più impegnativo, dovrò imparare a scrivere gli ideogrammi che finora non erano richiesti. Al momento in Cina potrei andare in vacanza ma non lavorare. Con il livello 3, invece, potrei iniziare a scrivere ed a leggere qualcosa in giro».
L’obiettivo futuro, alla fine della carriera da cestista, è occuparsi di sport business, management e marketing, utilizzando l’aggancio del cinese. Non necessariamente nel basket, ma magari accettando anche l’ipotesi di trasferirsi in Oriente con la famiglia.
«Andare a giocare in Cina? No - risponde Nicola - , di tutto questo se ne parlerà solamente tra qualche anno, dopo la fine della carriera in Italia. Nel frattempo qualche battuta in spogliatoio scappa...».
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