TESORI
Villa Panza secondo l’idea del conte

«Una collezione è anche la storia personale di chi la crea poco per volta, nel mio caso durante un lungo periodo, quasi cinquant’anni. È anche la proiezione della propria personalità negli artisti e nelle opere scelte». Così scriveva nel 2006 Giuseppe Panza di Biumo (1923-2010) la cui collezione, conservata a Villa Panza di Biumo a Varese, è tra quelle private una delle più note al mondo. A partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso Giuseppe Panza individuò nella villa settecentesca, restaurata dall’architetto Piero Portaluppi nel 1936, il luogo congeniale alla sua sensibilità estetica, per l’armoniosa relazione tra l’architettura e il vasto parco. Qui, nel tempo, trovarono la sede ideale oltre 150 opere di artisti americani, ispirate ai temi della luce e del colore, disposte secondo l’intuito e la sensibilità di Giuseppe Panza in perfetto dialogo con gli ambienti antichi e con la luminosità particolare del luogo. Mecenate a curatore, critico a committente, Panza è stato il principale collezionista nel panorama internazionale a raccogliere, esporre e documentare l’arte statunitense dal secondo dopoguerra.
Nel 1996 Panza ha donato la collezione di arte contemporanea, una parte della raccolta di arte extraeuropea, oggetti e arredi, la villa e il parco al Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), contribuendo personalmente nell’ideazione dei nuovi allestimenti museali in vista dell’apertura al pubblico del 2000.
A vent’anni da quel momento, quando finalmente Panza vide realizzato il desiderio di rendere fruibile a tutti la propria collezione, e a dieci anni dalla morte del collezionista, il Fai presenta il riallestimento dell’intera raccolta, che include le opere che nel tempo, grazie a donazioni, sono entrate a far parte di questo patrimonio. Per documentare la figura di Giuseppe Panza, in una sala al piano nobile viene proiettato un video documentario che aggiorna quello realizzato nel 2013 da Simone Pera e Alberto Sai (Panza. Remember That Name): attraverso immagini e riprese alternate a interviste e testimonianze si delinea la storia della casa e della famiglia, documentando al contempo l’attività del Fai dal 2000 a oggi.
A completamento del percorso, nella Scuderia Grande saranno nuovamente esposti, dopo 15 anni di assenza, gli imponenti «Stable Paintings», una grandiosa opera site specific composta nel 1995 dall’artista californiano Phil Sims. Si tratta di cinque grandi tele monocrome, ispirate ai colori della Madonna del Parto di Piero della Francesca, indissolubilmente legate alle vaste ampiezze e alla monumentalità dell’ambiente della Scuderia Grande dove la luce naturale, che filtra dalle finestre, accende i colori che, spogliati di qualsiasi altro punto di riferimento, determinano un forte impatto emotivo sull’osservatore.
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