L’ITINERARIO
Via del Caravati: scoprire a piedi l’arte del «Matt de la Cruz»
Al Campo dei Fiori lo scultore varesino ha lasciato un patrimonio artistico integrato nella natura. Due percorsi per vedere le sue opere

Edoardo Caravati diceva che: «Alla montagna non va tolto neanche un fiore, sarebbe come togliere un bimbo alla madre». E lui, chiaramente, non tolse mai niente. Anzi, aggiunse. Vissuto tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nativo di Varese, ma luvinatese di adozione, di professione era uno scalpellino impiegato nei cantieri che, in quel periodo, stavano costruendo il Grand Hotel e la Funicolare. Ma Caravati, dentro di sé, si sentiva soprattutto scultore. E così, unendo la passione per la montagna, i sassi e l’arte, dopo una dura giornata di cantiere, trovava il tempo per vagare per i boschi della sua montagna, il Campo dei Fiori, alla ricerca di pietre che potessero ispirare l’immaginazione e che trasformava in opere lavorate sul posto. Opere che, col passare del tempo, rischiavano di finire nell’oblio a causa degli agenti atmosferici, dell’incuria e degli atti vandalici. E invece no. Quel patrimonio artistico è stato preservato e valorizzato grazie a una collaborazione tra enti pubblici e privati che, recentemente, hanno sistemato, attrezzato con segnaletica e presentato la Via del Caravati. Anzi due. La prima è un anello che da Luvinate sale all’osservatorio astronomico, per poi tornare alla partenza passando dal Sacro Monte e da Velate, per un totale di 16 chilometri e 900 metri di dislivello, toccando 9 sculture. A essa si aggiunge un anellino più piccolo (2 chilometri e 100 metri di dislivello) per i meno allenati e con 4 sculture.
Il punto di partenza dell’escursione, che ha visto coinvolti le associazioni Art&Run e Amici del Campo dei Fiori, il Parco regionale del Campo dei Fiori, la famiglia Caravati e i Comuni di Varese e Luvinate, parte proprio da quest’ultimo paese e precisamente dal sagrato della chiesa, dove si trova la prima opera del Caravati: il bassorilievo del “Battesimo di Cristo”. Da qui si sale decisi nella pancia della montagna, con qualche breve tratto più facile. Lungo il tragitto ci si può immedesimare nel Caravati intento a recarsi, a piedi, al lavoro e, nel frattempo, scrutava pietre e rocce che gli potessero accendere una fantasia scultorea. Come nel caso dell’opera più conosciuta e simbolica di Caravati, che si trova a circa metà della salita: il “Sass dul Signur”, una croce con Cristo scolpito, conficcata sopra un masso e invasa da medaglie, targhette, rosari devozionali. Il sentiero prosegue fino al piazzale Belvedere dove, di fianco al cancello che conduce all’osservatorio astronomico, si trova il “Crocifisso con le Tre Marie”.
A questo punto, andando in direzione del piazzale del cannone e ammirando il panorama, si resta incantati dall’opera forse più importante di Caravati, il “Nostro Signore Onnipotente”, un Cristo a figura quasi intera, posizionato sopra un masso e rivolto verso valle. Non lontano da qui, si trovano altre due sculture: “Il Presepe” che, per via delle dinamiche scene rappresentate, sembra ricordare una natività e “Le Formelle”, ovvero varie rappresentazioni ricavate all’interno di un muro di contenimento a lato strada. Ora la strada scende verso il Sacro Monte dove, all’interno del lavatoio di recente restauro, si trova il “Volto di Cristo” scolpito direttamente nella roccia, un bassorilievo in gneiss e un crocifisso in bianco calcare, il tutto murato sulla parete. Sempre sulle orme dello “scalpellino di Dio”, indirizzandosi verso il monte San Francesco, ecco un altro Crocifisso che introduce un lungo tratto in discesa, prima verso Velate e poi fino a Luvinate, passando per il “Piano della Croce” dove si trova la casa in cui viveva Edoardo Caravati, per poi giungere alla località Selvapiana dove, nel cortile di un’abitazione, si trovano due busti in pietra calcarea che rappresentano i coniugi Broggi. Insomma, il «Matt de la Cruz», come veniva bonariamente chiamato, ha lasciato in eredità una produzione artistica pregevole, molto particolare e difficilmente inquadrabile che, oggi, si può nuovamente ammirare grazie all’impegno di chi ha prima pensato e poi dato vita al progetto della Via del Caravati.
Info su arterundiartedicorsa.com/la-via-del-caravati.
© Riproduzione Riservata