VINO
Il bene rifugio è tutto da bere

Sono chiamati “beni rifugio” perché, durante una crisi, ci si fionda sopra per cercare di salvare il malloppo del risparmio dalle fluttuazioni del mercato azionario. Solitamente questi prodotti sono oro, diamanti, ma anche monete solide come il franco svizzero e poi oggetti antichi: quadri, opere artistiche o automobili d’epoca. Ma, ultimamente in questo particolare settore della finanza ci è finito anche qualcosa che non si immaginerebbe proprio: il vino. Già. Se una bottiglia stappata a tavola può durare al massimo il tempo del pasto, un investimento alcolico può rimanere lì per anni e anni. E fruttare, un po’ come la vite sul vigneto: di anno, in anno, può regalare qualcosa. Non acini, ma soldi. Tanti soldi. Le botti di vino, infatti, non hanno scadenza e, anzi, l’invecchiamento aggiunge valore, trasformandosi così in un cocktail perfetto come fondo rifugio di lungo termine. E così, soprattutto in quest’ultimo periodo, si è letteralmente scatenata la caccia alla cantina “finanziaria” ideale, fra Chateau Mouton Rotschild 1945, Bolgheri Sassicaia 1985, Barolo Monfortino 1958, Brunello di Montalcino Biondi Santi 1955 e tanti altri.
Risultati? Ottimi. Chiaramente il rendimento non è scontato e, come ogni buon vino, c’è sempre il rischio che sappia di tappo. Quindi, bisogna agire con prudenza e capacità ma, in generale, i risultati sono buoni. Per esempio ci sono delle annate che hanno guadagnato il 130% in dieci anni, con percentuali medie nette tra il 7 e il 9% annuo: roba che in banca, coi fondi spesso propinati dagli istituti di credito, ci si sogna. Inoltre il vino pregiato non è soltanto un bene rifugio, che dona stabilità, ma porta con sé anche altri vantaggi: zero tasse nel capital gain e basso capitale di ingresso, pari a circa 10.000, 15.000 euro, come chiedono alcune società di investimento specializzate per avviare la propria cantina con un minimo di diversificazione. Certo, poi una volta acquistato, il vino deve rimanere in cantina, senza essere consumato. Altrimenti, addio al guadagno.
Rischi? Ci sono. Per esempio le cantine attirano sempre più ladri. Lo dimostra una recente operazione della polizia francese, che ha sgominato una banda di criminali e recuperato novecento bottiglie di vini pregiati. Il valore della refurtiva si avvicina intorno ai 5 milioni di euro e si tratta di bottiglie di etichette superiori ai 6.000 euro ciascuna, come Petrus, Cheval Blanc, Château Margaux, Château d’Yquem e quelle di Domaine de la Romanée-Conti, trafugati da magazzini, negozi e persino ristoranti famosi come il tre stelle Michelin Georges Blanc.
Fra l’altro, si ricorda che neanche nel periodo della crisi economica del 2008 i vini pregiati da investimento avevano globalmente registrato una flessione o un crollo. Quindi, almeno fra gli investitori, si sta facendo sempre più strada questo investimento “liquido” nel vero senso della parola. Ovviamente, ricordiamo ancora, che nessun investimento al mondo, e quindi nemmeno il vino, dà una garanzia assoluta sul futuro, ma il ruolo protettivo che il vino offre all’interno di un portafoglio diversificato potrebbe essere interessante. Chiaramente, quindi il consiglio è di affidarsi a professionisti del settore che, quotidianamente, operano sui mercati, mentre il fai da te è sicuramente divertente ma, allo stesso tempo, potrebbe aumentare i rischi di rimanere con col palato dal sapore rancido.
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