IL CASO
«Guidò senza patente per salvarmi»: a processo
In Tribunale il caso di un giovane denunciato dopo un controllo stradale
Lo stop a un’auto, due ragazzi che si scambiano di posto e un controllo di routine che diventa un processo. È questo l’incipit di una vicenda approdata davanti al giudice monocratico e che vede imputato un giovane varesino accusato di aver guidato senza patente, documento che gli era stato revocato.
La contestazione nasce da un episodio avvenuto qualche anno fa. Quando le forze dell’ordine fermarono l’auto, notarono un movimento sospetto: lui e l’amica, seduta accanto, tentarono di scambiarsi rapidamente i posti, con la ragazza che cercò di portarsi al volante per far credere di essere lei alla guida.
Fino a ieri il quadro appariva lineare, ma in aula è arrivato un elemento inatteso. Chiamata a testimoniare, l’amica ha raccontato di essere diabetica e ha spiegato che proprio quella sera era stata colpita da una crisi ipoglicemica. Per questo, ha detto, aveva chiesto al giovane di guidare la sua auto e accompagnarla con urgenza in un bar per assumere zuccheri e riprendersi. Una versione che, nelle sue intenzioni, giustifica la decisione dell’imputato di mettersi comunque al volante nonostante la revoca della patente.
Su questa linea si muove la difesa del ragazzo, rappresentata dall’avvocato Elisa Tancredi, che punta a invocare l’articolo 54 del Codice penale: lo “stato di necessità”, che esclude la punibilità quando si agisce per salvare sé o altri da un pericolo attuale di danno grave, non evitabile altrimenti e con un comportamento proporzionato al rischio.
Resta ora da capire se il racconto della giovane, non supportato da documentazione medica, potrà convincere la pubblica accusa - ieri in aula la pm Arianna Cremona - o il giudice al momento della sentenza. Il processo proseguirà a marzo, chiamato a stabilire se quella guida senza patente fu un illecito o una corsa obbligata verso la salvezza.
© Riproduzione Riservata


