IL PASSATO PERDUTO
Cascina Burattana, conferme di degrado e sorprese
Le transenne non ci sono e il cancello è spalancato: si trova ogni tipo di rifiuto nell’area. In quel che resta dell’edificio panni stesi e lattine di birra denunciano residenze clandestine
Cascina Burattana da oasi agricola in città a hotel di disperati e senzatetto. L’edificio diroccato che si scorge nell’omonima via, una traversa di viale Boccaccio a Borsano di Busto Arsizio, dovrebbe essere impacchettato. Transennato. Nessuno dovrebbe entrarci. Ma così non è. Perché si è trasformato nella cittadella del degrado nascosta dal verde cresciuto rigoglioso e selvaggio con le transenne abbassate e le reti tagliate.
IL QUADRO REALE
Non solo, nella parte meno visibile e lontana dai riflettori, all’interno della cascina pericolante hanno trovato alloggio alcune persone. Per raccontare il quadro reale, La Prealpina è entrata. Il primo impatto arrivando dalla strada, è quello di un’area abbandonata. Già da viale Boccaccio si scorgono calcinacci e secchi abbandonati. Gli alberi hanno invaso parte della carreggiata della strada asfaltata. Al termine della strada ci si trova di fronte al rudere: un cascinale diroccato. Ci sono vetri rotti all’ingresso e un primo cancello è spalancato al punto che nemmeno si nota.
IL VECCHIO CARTELLO
Guardandosi intorno verso quello che era l’ingresso, sulla destra, ci si imbatte in materiali abbandonati e rifiuti. In un angolo il vecchio cartello «Orto Cascina Burattana» con gli orari di apertura. Poi pneumatici, un freezer da bar per i gelati, sedie, fusti con dentro liquidi (sebbene non si comprenda neppure cosa ci sia). Andando avanti, c’è la rete verde divelta attraverso la quale si accede all’area dove si acquistavano la frutta e la verdura, ci sono ancora le serre seppure dismesse e cassette di plastica.
Il servizio completo sulla Prealpina di martedì 15 ottobre, in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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