LETTERATURA
«I cattivi? Sono gli eroi delle mie storie»
Jeffery Deaver consacrato maestro del thriller

«Lincoln Rhyme collabora con me, nel senso che lui e io insieme creiamo un prodotto che eccita i lettori. Gli do un compito e lui lo completa, dandomi il feedback per essere sicuro che sto facendo la cosa giusta. Non ho un particolare rapporto emozionale con lui come accade per altri autori, non dico né che mi piace né che non mi piace. Lui è uno strumento per farmi raggiungere il pubblico, ma questo non significa che non abbia una sua mente o non si affermi per conto suo qualche volta». Jeffery Deaver firma quello che forse è il capitolo cruciale della serie che lo ha consacrato maestro del thriller a livello internazionale. E lo porta lunedì 4 novembre alle 21 al cinema teatro Area 101 di Olgiate Olona, su cui calerà La mano dell’Orologiaio. Il nuovo libro che vede, a quasi vent’anni dal loro primo incontro, il criminologo di fama mondiale creato dal genio dello scrittore statunitense, e l’Orologiaio, suo storico nemico riuscito con astuzia a sfuggire alla cattura, arrivare alla resa dei conti, è uscito da poco in Italia per Rizzoli nella traduzione di Rosa Prencipe. E una delle tappe italiane è proprio Olgiate Olona, in un incontro promosso dalla biblioteca comunale in collaborazione con Incipit Eventi e che sarà moderato dalla libraia e scrittrice Amanda Colombo.
Ma se il rapporto che lo lega con il suo ex poliziotto ora criminologo rimasto paralizzato durante la caccia a un serial killer, è quello che ha confidato, Deaver non nasconde nemmeno quello che esiste tra lui e, in questo caso, l’Orologiaio stesso: «Ho sempre considerato i miei “cattivi” personaggi importanti – ammette -. Ricordiamo che sono gli eroi delle loro storie. Credo sempre che potrebbero essere simpatici, in qualche modo. E così ho una certa passione per l’Orologiaio. E mi diverto anche molto quando penso a cose molto, molto cattive da fargli fare». La tappa di presentazione di Jeffery Deaver all’Area 101 conferma il ruolo che Olgiate Olona sta assumendo e intende mantenere nel panorama culturale provinciale e non solo. Altri importanti nomi sono transitati nei luoghi comunali, da Maurizio de Giovanni a Clara Sanchez, solo per citarne alcuni. «La presenza di Jeffery Deaver rappresenta un’opportunità unica per tutti oltre i nostri confini» sottolinea il sindaco Giovanni Montano. Un tassello nel mix tra autori di grande spessore, bellezza delle ambientazioni e professionalità nell’organizzazione: «Per l’amministrazione comunale – prosegue Montano - cultura e letteratura rappresentano strumenti preziosi per favorire la crescita personale e la coesione sociale».
Con un occhio di riguardo proprio ai grandi autori di crime, che richiamano sempre molto pubblico, a dimostrazione anche di come il genere susciti moltissimo interesse.
«La gente ama i romanzi crime per diversi motivi – il parere di Jeffery Deaver sul perché di questa attenzione al genere da parte del pubblico -. Forse il primo è che una crime story crea grande coesione emotiva tra lo scrittore e il lettore. Dopotutto, nulla coinvolge le persone in una storia più del Bene e del Male. Ma penso che ci sia una ragione più ampia per cui la narrazione crime è popolare. Ed è che il crimine esiste nel mondo reale, e i lettori sono confortati quando scrittori di crime come me spiegano l’abilità e l’ingegno che la polizia porta nel suo lavoro per affrontare il crimine e fermarlo. Penso che si sentano un po’ più sicuri sapendo che il Male è spiegabile e che ci sono persone là fuori che sono disposte ad assumersi il rischio e a rendere il mondo un posto migliore dove vivere». Anche leggendo storie che tengono alta la tensione, come appunto quelle di Deaver. Che, alla domanda su quale sia la sua ricetta per mantenere quello stato di ansia nei lettori anche dopo così tanti libri, la svela senza remore. Anche perché «in realtà la mia formula è semplice. Semplicemente, mi assicuro che i miei personaggi si confrontino con livelli in aumento di azioni malvagie che devono risolvere. Il Male è vecchio tanto quanto l’essere umano e io semplicemente attingo alle tipologie tradizionali di crimine e di brutti atti che sono stati con noi fin dall’inizio. Naturalmente oggi ci sono certi vantaggi, perché possiamo usare la tecnologia per spaventare la gente tanto bene quanto con i fucili e i coltelli». E che comunque, semplicità o meno di una ricetta, è sempre molto esigente. Come scrittore e come lettore.
«Ho standard molto alto sia come scrittore sia come lettore – ammette -. Il mio libro deve essere orientato verso l’unico obiettivo della scrittura cioè creare l’esperienza emozionalmente più intensa che posso per il lettore. I lettori sono i nostri dei e devono essere trattati come tali. Ho un grande rispetto per loro. Mi sveglio ogni mattina, anche adesso dopo cinquanta romanzi, e ho paura di poter fare un errore e deluderli. Provo la stessa cosa come lettore. Non ho pazienza per un romanzo che parte troppo lento, che è pieno di una prosa adorabile, ma non ha una storia. La storia è importante. La storia vive respirando le persone in un conflitto realistico, conflitto che alla fine viene risolto. Se un romanzo non fa questo, non ho pazienza».
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