L’EMERGENZA
I fragili aumentano, i fondi diminuiscono: dramma sociale
Molinari, assessore a Varese: «Pochi fondi, il sistema implode»
Niente soldi, niente servizi. Solo che in questo caso i servizi sono quelli essenziali per la comunità, perché rivolti alle fasce più fragili della popolazione: anziani, disabili e bambini in affido al Comune. I Servizi sociali fanno fatica, anche quando parte dei fondi arrivano da Stato e Regione per essere distribuiti dall’amministrazione «perché quando un cittadino è in difficoltà vera, va dal sindaco o dall’assessore a chiedere e dire che non si hanno più soldi, non è facile».
Roberto Molinari è assessore ai Servizi sociali di Varese da due mandati, è esponente del Partito democratico, e da sempre combatte con le poche risorse in un settore che ne avrebbe bisogno di infinite o quasi.
«Spesa in crescita»
Il bilancio di previsione indica 13 milioni e 600 mila euro come spesa attuale per il 2026, «ma è una spesa destinata a salire perché il numero delle persone che ha bisogno è in aumento». Si affronta la situazione con variazioni di bilancio e reperimento di fondi «dove si può». «Siamo estremamente preoccupati, i Servizi sociali dei Comuni diventano uno strumento, da parte del governo e dello Stato, per fare macelleria sociale - dice Molinari -. I continui tagli alla spesa corrente diminuiscono le risorse, noi siamo una voce di spesa e a fronte di domande sempre maggiori di persone che hanno bisogno sostegno economico, non sappiamo più come rispondere: tra 4 o 5 anni al massimo non sapremo più come affrontare le richieste, e parlo di tutti i Comuni, se non cambia il quadro normativo». Dieci anni fa, quando è cominciata l’amministrazione di centrosinistra e Molinari ha preso in mano uno degli assessorati più critici - visibilità nulla, pochi soldi rispetto alle necessità e ancora meno iniziative che portano consensi dal grande pubblico - «il bilancio previsionale era attorno ai 9 milioni, ora è a oltre 13 e destinato a salire per molte voci di spesa a suon di 500mila euro la volta». Poi c’è stato un aumento della povertà. La povertà è il tema «trasversale» a tutte le voci di spesa delle tipologie di intervento che il Comune offre. «Possiamo così sentirci dire che il tasso di occupazione nel Paese è il più alto degli ultimi 50 anni e che si assume in modo definitivo ma se la statistica, l’Istat, indica che abbiamo quasi 6 milioni di poveri nel Paese ed è un dato in crescita, significa che qualcosa non va, il sistema così non regge». La normativa, sostiene l’assessore, e le scelte «vanno cambiate: si pone il problema della sostenibilità del sistema: così è destinato ad implodere».
Rette costose
Qualche esempio: al momento è prevista una spesa di due milioni e mezzo per i minori in affidamenti giudiziale. «Abbiamo ufficialmente 73 minori nell’ultimo documento disponibile, ma saliremo almeno a cento e la spesa necessaria in più sarà di circa mezzo milione di euro, da trovare nelle pieghe del bilancio comunale». Un’altra voce che incide è quella degli anziani che hanno bisogno di sostegno per il ricovero in Rsa: senza contare le voci correlate, solo le rette per le case di cura ammontano a 1 milione e 613mila euro. «Un anziano quando va bene prende 1.200-1300 euro al mese di pensione, le rette sono di 2400 euro: non tutti gli anziani hanno figli che possono sostenerli o così tanti soldi messi da parte - dice Molinari -. E qui interviene il Comune». Come uscirne? «Noi stiamo cercando di trovare soluzioni, con il terzo settore e con amministrazioni e servizi sociosanitari: tutti devono fare la loro parte».
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