IL RIEPILOGO
L’astensionismo ai raggi X
Tiriamo le somme delle undici puntate. Con Tangentopoli la politica ha mostrato il suo lato peggiore e gli elettori si sono allontanati. Al referendum si è alzata la partecipazione. Traino del risultato i giovani tra i 18 e i 34 anni
È tempo di scrutinio. Come nello spoglio delle schede elettorali, tiriamo le fila di “Voto perduto”, il viaggio a puntate con cui La Prealpina ha cercato di indagare dentro l’astensionismo. Un’impresa in undici episodi che in tre mesi ha raccolto quattordici punti di vista differenti sul fenomeno, con le opinioni di esperti e cittadini, di elettori e astenuti.
QUESTIONI DI STORIA
Nella rubrica c’è stata una data ricorrente, in cui si può collocare l’anno di nascita dell’astensionismo: il 1992, che sulla lapide della Prima Repubblica segna anche la fine dell’elevato tasso di mobilitazione alle urne. Con Tangentopoli, la politica ha mostrato il suo lato più disonorevole e gli elettori non le hanno mai perdonato quegli scandali, ritirandosi dai seggi. L’affezione quasi sacra verso il voto ha lasciato spazio a protesta e disinteresse. Una sfiducia a cui si somma anche una disaffezione storica, tutta italiana, per i diritti politici.
SEGGI VUOTI
Questione di numeri quella delle date, come quella statistica che attesta la presenza del fenomeno. Nel giro di nemmeno ottant’anni l’Italia ha perso un terzo di votanti. Da un’affluenza nazionale oltre il 90% nel 1948, nel Varesotto si è passati al 67% alle ultime Politiche e al 51% alle ultime Europee. Oltre alla sfiducia, sono emersi altri aspetti latenti che hanno fatto precipitare quella percentuale. Innanzitutto, una “coalizione” di individualismo e velocità. Abituati ai tempi zero della rete e a identificare i propri problemi personali, piuttosto che esigenze di gruppo, gli elettori hanno fretta di ottenere risposte concrete. Spesso le loro aspettative non vengono soddisfatte dalla politica, che ha bisogno di tempi lunghi, e questo basta per perderli dal corpo dei votanti. A questo si somma, inaspettatamente, la crescita della scolarizzazione. Cittadini più istruiti non sono necessariamente più legati al voto, anzi, spesso la loro capacità di valutare li porta ad astenersi. Infine, a queste motivazioni generalizzate si aggiungono punti di vista più mirati e personali, come quelli dell’antidemocratico e del fautore del potere ambientale che sono stati ospiti della rubrica.
IL RICHIAMO ALLE URNE
La sensazione che la politica non incida sulla vita di tutti i giorni non è un’invenzione degli elettori. C’è la tendenza a vendere il punto di vista di tendenza con il linguaggio istantaneo e irruento dei social network. Comunicazione e promesse si fondono in un istante, per poi essere abbandonate appena l’interesse del momento cambia. I cittadini ne sono consapevoli, tanto che quando sentono che il loro voto incide senza se e senza ma, si muovono. A dimostrarlo la mobilitazione al referendum costituzionale confermativo sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Affluenza record del 59% per un quesito tecnico che avrebbe modificato la Costituzione. Traino del risultato i giovani tra i 18 e i 34 anni, che hanno dimostrato di avere interessi politici e di sapersi attivare, come gli Under 30 intervistati in “Voto perduto”.
UNA CROCE SULLA DEMOCRAZIA
L’interrogativo più intimo da cui si è dispiegato questo viaggio aveva a cuore la nostra democrazia: ha senso parlare di sovranità al popolo, di scelta della maggioranza, se a votare i propri rappresentanti è la minoranza? Ora possiamo rispondere di sì. Ma con una postilla: lo Stato regge a livello formale, ma perde qualità e solidità. Mettere una crocetta sulla scheda elettorale potrebbe essere l’ultimo gesto che rimane prima che si metta in croce la democrazia.
TUTTE LE PUNTATE
1. Perde la politica, vince l’astensione di Silvestro Pascarella
2. Mi turo il naso e voto per me stesso di Antonio Maria Orecchia
3. Se fossero credibili tornerei alle urne di Nicola Antonello
4. Ormai gli elettori danno fiducia a tempo con Massimiliano Panarari
5. Quello di oggi è astensionismo d’apatia con Paolo Natale
6. «Sono antidemocratico, non voto da 50 anni» con Guido Martinoli
7. «L'astensionismo è sintomo della malattia» con Rocco Cordì
8. «Non voto da trent’anni. Serve la scienza» con Maurizio Medaglia
9. La disaffezione per i diritti è storica con Fulvio Cammarano
10. «Non ho mai mancato un’elezione» con Lorenzo Di Renzo Scolari, Chiara Rapicano, Riccardo Tomaiuoli e Marco Francesco Tomasini
11. Il risveglio degli astenuti passa dal referendum con Alessio Vernetti.
L’ultima puntata dell’inchiesta “Voto Perduto” sulla Prealpina di sabato 11 aprile in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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