AL GALLERIA
Francesco Renga abbraccia Legnano

Mancano pochissimi giorni alla data legnanese di Francesco Renga: il popolare cantautore sarà in concerto al Teatro Galleria di Legnano lunedì 21 ottobre alle 21 con una tappa del suo nuovo L’Altra Metà Tour, in cui porta in giro per l’Italia i brani dell’omonimo disco. Renga, noto per la sua enorme estensione vocale e anche per la cascata di riccioli neri, tornerà in zona anche prossimamente, visto che giovedì 5 dicembre canterà al teatro Openjobmetis di Varese, che già l’aveva accolto con successo anni fa. Renga ha diversi link con la nostra provincia: si è già esibito più volte dalle nostre parti e nella sua carriera ha lavorato con diversi artisti del territorio, come il maestro gallaratese Luca Chiaravalli di Gallarate, il chitarrista bustocco Chicco Gussoni e l’autore e cantante, anche lui originario di Busto Arsizio, Gianluigi Fazio.
Che tipo di concerto dobbiamo aspettarci a Legnano?
«Porterò in scena un vero e proprio spettacolo: dalla scenografia alla scaletta. È tutto pensato per i teatri, che non frequentavo da tanto tempo. Avevo voglia di tornare a una dimensione più intima, più bella, per ritrovare il contatto non solo visivo ma anche fisico con la gente. Volevo abbracciarli e ritrovarli tutti. Avevo voglia di tornare a guardarli negli occhi».
Era già stato a Legnano con Pezzali e Nek, com’è tornare?
«Dopo l’esperienza bellissima del tour a tre avevo l’esigenza di riprendere il viaggio tra me e il mio pubblico, e di farlo nella maniera più intima possibile. In scaletta ci saranno i miei classici, come Angelo, e chiaramente anche brani di questo ultimo lavoro. Ciò che sarà affascinante e curioso è come in modo molto naturale i vari momenti del mio percorso artistico riescano a legarsi perfettamente in questo live».
Cosa le piace di più dei concerti?
«Il live è l’espressione più sincera di questo lavoro, di questa mia passione. Il live non mente: è fatica, errori, emozioni. Tutte cose che in un disco puoi gestire come vuoi, ma in un live no. È una storia a sè. Ed è bellissimo che si riescano a fare tutti questi concerti, che ti legano in maniera ancora più profonda al tuo pubblico senza alcun tipo di mediazione».
Ci anticipa qualcosa sulla scaletta?
«Sarà divisa per momenti, accompagnata da set e scenografie diverse, perché si tratta ormai, dopo 35 anni di carriera, di un viaggio che si ripete, ma ovviamente in modo rinnovato. Lo spettacolo è attraversato da un file rouge, un tema conduttore che non sarà solo l’amore».
Un brano si chiama come il nostro settimanale, Oltre. Come nasce?
«Per Oltre, brano che chiude l’album, mi sono avvalso della collaborazione di Paolo Antonacci. Essere alla ricerca di un nuovo linguaggio mi ha portato a mettermi in contatto con un mondo spinto verso il futuro e quindi a mettermi di nuovo in discussione. È questo, credo, il maggior pregio del disco: canzoni, parole e musica che riescono ad essere contemporanee».
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