L’APPUNTAMENTO
Lino Guanciale tra Matteotti e la politica di denuncia
Al Castello Sforzesco reading dell’attore su drammaturgia di Marco Balzano

«Di Matteotti c’è stata consegnata un’idea tutta condensata nel suo ultimo discorso di denuncia sulle elezioni fasciste, ma lui è stato fin dall’inizio un grande oppositore della guerra, della partecipazione a qualsiasi conflitto da parte dell’Italia: è stato un uomo impegnato a denunciare, fatti alla mano, contando le case bruciate, gli uomini feriti, gli oggetti rubati, le donne, i bambini, i vecchi maltrattati, fin dall’inizio. È stato un politico che ha alzato la voce con una decisione e una pulizia incredibili, da quando le battaglie erano locali a quando sono diventate nazionali e non solo. Lui ha capito per primo e fin dall’inizio quale era il rischio del fascismo per la democrazia e il suo modo di fare politica era sempre documentato, portava addirittura prima gli elementi che poi snocciolava nei suo discorsi da un notaio per verificarne la veridicità». E nella sua drammaturgia di Ho raccontato solo i fatti. Matteotti in Parlamento, Marco Balzano, Premio Campiello 2015 e finalista allo Strega nel 2018, vuole «dare l’idea del percorso di Matteotti dai suoi esordi politici locali fino a quando diventa il più feroce oppositore di Mussolini».
A cento anni dal suo assassinio per mano fascista, Matteotti rivive nel reading di Lino Guanciale di cui Balzano ha curato la drammaturgia, e che vede, appunto, Guanciale quale intenso interprete, lunedì 24 giugno al Castello Sforzesco per la rassegna Milano è Viva – Estate al Castello. Con video di Riccardo Frati e musica al violino di Renata Lacko a unire le parole, la produzione Piccolo Teatro di Milano unisce, spiega ancora Balzano, «discorsi parlamentari di Matteotti, da quelli che aveva fatto quando ancora era un politico locale a Fratta Polesine ai suoi esordi, a lettere tra lui e la moglie, e due testi poco conosciuti che scrisse apposta per due convegni socialisti sulla necessitò di una riforma scolastica e che sono di una profondità e di una capacitò di analisi incredibili, perché rifiutano l’idea della scuola come preparazione al lavoro proponendo una scuola per tutti, anche per i più poveri, che fosse di apprendimento e di strutturazione del pensiero. Questo è molto interessante considerando che stiamo parlando di testi di un secolo fa».
A questo si unisce anche una breve corrispondenza di Matteotti che «rende luce sul fatto di come fosse un politico legato al territorio: ci sono scambi epistolari con maestre in cui chiede a chi dare scarpe, vestiti, libri arrivati da persone che fanno beneficenza». Un reading che ai discorsi parlamentari in ordine cronologico alterna gli altri testi e contributi «in modo - spiega ancora Balzano - che dessero una varietà emotiva a chi ascolta»: tutti testi poco noti rispetto all’ultimo discorso che portò al suo barbaro assassinio, proprio per far conoscere Matteotti quale uomo che sempre «portava avanti una politica di denuncia, fatti alla mano» e «politico di grande coerenza».
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