PALAZZO FRANCESCO TURATI
Concorso di fotografia: vincitrice una foto “subacquea”

Animali esotici e selvaggi in ecosistemi da ammirare e proteggere. Sono i protagonisti della 57a edizione di “Wildlife Photographer of the Year”, la storica mostra di fotografie naturalistiche allestita a Palazzo Francesco Turati a Milano.
Fino al 31 dicembre le stanze di via Meravigli ospiteranno un centinaio di scatti favolosi tra arte e divulgazione.
«È la decima edizione che portiamo a Milano - dice Roberto Di Leo, presidente dell’associazione culturale Radicediunopercento, organizzatrice dell’evento - La proprietà del concorso è del Natural History Museum di Londra.
Vi ho visto la mostra 11 anni fa e l’ho portata a Milano. È stato un successo da subito, perché è il concorso più importante al mondo».
Le immagini esposte a quello che è considerato “l’Oscar della fotografia naturalistica” sono frutto di una selezione rigorosa.
A Londra ne sono giunte nel 2021 quasi 50mila da 96 nazioni. Scendono poi a 100 foto che diventano una mostra itinerante.
La prima è a ottobre al Natural History Museum e da gennaio partono le edizioni internazionali in 35 paesi nel mondo.
Il museo applica principi estremamente severi, c’è un manuale su come devono essere presentate le foto che non possono essere ritoccate né possono essere già state pubblicate.
La commissione cambia ogni anno, sono editor di fama internazionale, fotografi, biologi, naturalisti, perché il parametro di scelta della foto è sì di natura estetica, ma anche scientifica. A
d esempio, per la foto che ha vinto quest’anno del francese Laurent Ballestra ci sono voluti 5 anni di appostamenti, perché la specie di cernia immortalata si riproduce solo una volta all’anno, una settimana di luglio di luna piena. Sono una specie minacciata di estinzione e riuscire a portare a casa una foto così le dà un valore straordinario».
Nelle 17 aree che compongono la mostra mammiferi e uccelli, invertebrati e subacquee, senza omettere funghi, piante, paesaggi.
Ogni foto ha la sua storia: «Nella sezione di fotogiornalismo ce n’è una incredibile perché terrificante: in un acquario in Asia c’è un grandissimo vetro con un elefante in immersione mentre i turisti lo guardano estasiati e fanno foto. Ce n’è un’altra bellissima di un fotografo srilankese: 4 ghepardi che attraversano delle rapide, fotografati in uno sforzo immane, con la testa fuori dall’acqua in un’espressione di grandissima sofferenza».
Non mancano le fototrappole: «Sono ammesse perché mettono nella condizione di fotografare situazioni che la presenza del fotografo impedirebbe, perché gli animali, soprattutto i mammiferi, sono furbissimi e avvertono la presenza dell’umano. In un caso simpaticissimo, un fotografo statunitense ha piazzato la fototrappola nei paraggi di uno scheletro di un cervo e all’interno dello scatto vediamo sulla destra il testone di un grizzly come se stesse sbirciando in camera».
Tra i fotografi ben 5 comparse italiane: Stefano Unterthiner, Georg Kantolier, Bruno D’Amicis e i giovanissimi Mattia Terreo e Giacomo Redaelli.
Visite guidate del venerdì tenute da Marco Colombo, oltre a quelle tematiche su predatori e uccelli (rispettivamente 10 e 17 novembre) a cura di Luca Eberle e sul mimetismo (8 e 22 dicembre) di Francesco Tomasinelli.
A margine, 4 incontri gratuiti alla Casa della Cultura a San Babila.
Il 22 ottobre Bruno D’Amicis espone un reportage sulle polimitas, «chiocciole cubane dal colore unico diventate merce per trafficanti». Il 19 novembre presenta il proprio libro fotografico Ugo Mellone, «ricercatore pugliese specializzato in migrazione dei rapaci. Lavora in Andalusia perché è vicino al Sahara, tratta trafficatissima dai migratori».
Il 3 dicembre Marco Colombo e Francesco Tomasinelli parleranno di evoluzione e animali bizzarri.
Il 17 dicembre una star internazionale: sir Alex Mustard, tra i più noti fotografi subacquei.
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