RIFLESSIONE
Ultimo, Puccio e i Lanzichenecchi
Come l’attesa di un treno che ha dato speranza

No, non indossavo un completo stazzonato di lino blu ma una semplice camicia da 10 euro e jeans neri presi su Amazon. E no, non stavo leggendo La ricerca del tempo perduto di Proust, bensì un romanzo cyberpunk scritto da un amico. Ma stavo comunque imbarcandomi sul treno per recarmi a Roma e sono stato particolarmente felice di vivere un’esperienza opposta rispetto a quella che un annetto fa ha consentito ad Alain Elkann di ritagliarsi uno spazio considerevole sul giornale di famiglia. Il tutto per lanciare strali contro i “giovani d’oggi”, orde di lanzichenecchi all’assalto della civiltà italica e, soprattutto, disturbatori della sua quiete in Prima Classe. Io evidentemente sono stato più fortunato e ho fatto pace con il futuro. Al mio fianco, in attesa della partenza del treno, si sono sedute due ragazze che non avranno avuto più di 15 anni.
Lo ammetto, sulle prime ho fatto un po’ l’Elkann, temendo che le mie due compagne di attesa dessero vita a un qualche dibattito su sciocchezze da teenager e ancor di più ho tremato quando la coppia è diventata un trio con l’arrivo di un loro coetaneo, tale Puccio. Compreso che i ragazzi erano diretti al mare chissà dove, ho cercato di farmi nuovamente rapire dalle vicende del protagonista del mio libro, un writer poco più grande di quei ragazzi, un po’ schizzato e coinvolto in un intrigo basato sui salti spaziotemporali. Eppure dopo poco non ho potuto fare a meno di ascoltare le voci che mi provenivano da sinistra. I ragazzi parlavano delle elezioni.
First reaction shock, direbbe Matteo Renzi. Sentire degli adolescenti discutere di politica non è così raro ma, a colpirmi è stato il fatto che non si trattava dello stereotipo del giovane attivista con maglietta di Che Guevara, in fissa per qualche causa per cui combattere, convinto ingenuamente di poter cambiare il mondo. Questi ragazzi avrebbero potuto essere i figli di ciascuno di noi borghesotti, che vivono vite qualsiasi come quelle di mille altri. E chiacchieravano in assoluta tranquillità, domandandosi cosa avessero votato gli adulti che conoscono, genitori, nonni e così via, riflettendo con sconcertante maturità sulle proposte dei vari partiti e sulle scelte che avrebbero fatto loro se avessero avuto già 18 anni.
A farmi capire che non stavo sognando, che non erano alieni venuti sulla Terra per irretirmi, sono stati quei comportamenti tipici dei ragazzi di quell’età, qualche scherzo reciproco, un morso a tradimento al panino dell’amico, la battutina o l’inciso tipo “oh ma avete visto...” eccetera. Erano veri. E così ho pensato che in fondo non abbiamo davvero un’idea chiara di chi sono questi ragazzi che rappresentano il nostro futuro. Facile pensare che siano tutti come quelli descritti dal cantante Ultimo in un’intervista che ha fatto parecchio rumore, annoiati e senza prospettive. Ma forse non è davvero così, forse preferiamo considerarli degli sciocchi perché invidiamo il tempo che hanno di fronte a sé o vogliamo che siano così perché, in realtà, i disperati siamo noi. E invece qualcosa dovremmo imparare noi da loro, pescando da quella che forse è solo vivida curiosità un pizzico di ottimismo per il futuro che questi ragazzi riusciranno a costruirsi.
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