LA MOSTRA
William Turner alla luce del Lario: dove il tempo si ferma
A Palazzo del Broletto e nella Pinacoteca Civica di Como si racconta il Grand Tour dell’artista tra album di schizzi, oli e acquerelli
«E sul lago di Como, tra i riflessi delle ville e dei boschi che si specchiano nelle sue acque profonde, il tempo sembra fermarsi...». Furono questi versi del poema Italy, dell’amico poeta Samuel Rogers (pubblicato per la prima volta in forma anonima nel 1822), a ispirare gli acquerelli e i dipinti che l’artista inglese Joseph Mallord William Turner (1775-1851) dedicò al Lago di Como. Conosciuto nel 1819, in occasione del suo primo viaggio italiano, Turner trovò nel lago gli elementi che più lo affascinavano: montagne scoscese, improvvise variazioni atmosferiche, riflessi mutevoli e una luce in continuo cambiamento. Dalle finestre dell’Albergo dell’Angelo (poi hotel Volta) osservava la città lariana e il vecchio porto mentre sulle sponde del lago o dal battello, passando da Menaggio a Bellagio, riempiva i suoi album di schizzi e realizzava acquerelli che restituiscono una luminosa percezione del paesaggio.
Da questo legame speciale nasce Turner. L’incanto del lago di Como e del paesaggio italiano, la mostra ospitata a Como tra le sale di Palazzo del Broletto e della Pinacoteca civica. Ideata e organizzata dal Comune di Como e dalla Tate Gallery di Londra, con la curatela di Elizabeth Brooke, l’esposizione documenta come il viaggio abbia avuto un ruolo decisivo nella definizione del linguaggio artistico del maestro del Romanticismo inglese.
«Grazie a uno dei barcaioli allora al servizio dei turisti nel porto – scrive Pietro Berra in catalogo –, l’artista compie un sintetico giro del Basso Lario. Traccia anche uno skyline della città dal lago e poi si sofferma su alcuni paesi vicini: Cernobbio, Torno con la villa Pliniana, la chiesa dei Santi Quirico e Giulitta a Carate Urio, spingendosi fino a Nesso sulla sponda orientale, dove rimane colpito dall’orrido che divide in due il paese».
La mostra inizia nel Broletto, dove si ammirano sette acquerelli dedicati a Como e al suo lago. Questi lavori offrono una panoramica cronologica e stilistica dell’evoluzione pittorica di Turner. Gli acquerelli realizzati nel 1819 rivelano l’attenzione nella descrizione dei luoghi, ma lasciano già intravedere l’interesse per la resa atmosferica e luministica. In Lago di Como da Menaggio, guardando verso Bellagio, la rigorosa visione topografica si trasforma in uno studio di luce e atmosfera. Le montagne si dissolvono nel pulviscolo, il cielo si specchia sulla superficie del lago con velature leggere e Bellagio sembra un’apparizione luminosa in lontananza. Nelle opere degli anni Quaranta, la raffigurazione della natura si trasforma in esperienza emotiva e mutevole, anticipando la sensibilità dei pittori impressionisti. Questa stessa trasformazione si apprezza nei quattro dipinti a olio esposti nella Pinacoteca Civica: il paesaggio è visione poetica e simbolica, dove colore e luce assumono una forza spirituale, in una pittura sempre più libera e sperimentale. Nei suoi viaggi in Italia Turner rimase affascinato anche dal lago Maggiore, che vide nel 1819 e con più calma nel 1842 e 1843. «Fu in queste due occasioni», ci racconta Federico Crimi, «che ebbe il tempo di creare acquarelli soffusi di luce e acque blu tra Magadino, Vira e soprattutto nel golfo Borromeo, attratto dall’isolotto Toscanini e dal lungolago di Pallanza. Non poteva mancare, in questa “serie verbanese“, il fascino pittoresco dei Castelli di Cannero: l’acquerello del 1843, ripreso dalla navigazione, discendendo il Verbano in barca, è stato scelto tra le icone del percorso virtuale che accoglie i visitatori nei Castelli di Cannero, da pochi anni riaperti dalla famiglia Borromeo».
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