LA MOSTRA
La guancia, il cuore e la pancia di Benni Bosetto
Le opere trasformano l’HangarBicocca in spazio domestico. La casa diventa un vero e proprio corpo femminile architettonico
Lo spazio mutato, assai specialmente, è sigillo di Rebecca, la prima personale di Benni Bosetto in un’istituzione, a cura di Fiammetta Griccioli (fino al 19 luglio, PirelliHangarBicocca). L’artista (Merate, 1987) condivide le urgenze che emergono anche in altri artisti anagraficamente non distanti: espressioni di una sensibilità volta alla ricomposizione di un Uomo dimidiato, che possiamo considerare uno sforzo di sganciamento dalla condizione razionalistica e produttivista della società odierna. Questo sganciamento (presa di distanza critica e forma di resistenza alle richieste della società), nella ricerca proposta in mostra, è stretto in un’esaltazione della corporeità e sensualità umane e nell’attenzione agli “inutili” aspetti decorativo-ornamentali che si concretizzano in molteplici linguaggi: dal disegno (esercizio di ideazione e realizzazione, pazienza e tempo) all’installazione, passando per la scultura e la performance, attingendo ad un’ampia gamma di stimoli: le arti visive, cinematografiche e letterarie, la psicanalisi, l’antropologia e l’esperienza quotidiana.
A proposito della mutazione dello spazio espositivo, per Rebecca esso è stato metaforicamente trasformato in un corpo: surreale, abitabile, vivibile, danzabile al quale si accede attraverso la Bocca, 2022, una vibrante composizione di tessuti argentati sormontati da un vigile occhio. Inghiottito, il visitatore si muove tra tre ‘organi’: Guancia, Pancia e Cuore; a loro volta mutazione nella mutazione questi divengono rispettivamente: ambiente domestico, luogo di mescolanza e sala da ballo.
Nella Guancia si dispongono una serie di luoghi-installazioni che, tra esili sculture, ornamenti in mollica e tappeti, invitano a rallentare il ritmo imposto dalla contemporaneità per dedicarsi ad attività ‘improduttive’: particolarmente significativa l’opera Guancia, 2026, comprendente postazioni per sdraiarsi e dedicarsi al sogno ad occhi aperti, perdendosi tra miriadi di dettagli. Ridesti dal sogno, transitiamo nel regno del fervore istintivo e creatore, figurato nel Corridoio orgonico, 2026, un veloce vano segnato da tessuti appesi, dedicato all’energia primaria che lo psicanalista Wilhelm Reich, fondendo “orgasmo” e “organismo”, nominò “orgone”. L’importanza di questa energia originaria è variamente testimoniata in mostra.
La Pancia è la sezione più enigmatica e accogliente: una moquette attenua il pesante passo, tendaggi variegati centrano l’attenzione sulle nove Porte (2026) adagiate orizzontalmente, titoli poetici sintetizzano i racconti scultorei in esse contenuti, quasi come diorami. Qui tutto sembra volersi trasformare e farsi metabolizzare.
Figure disegnate nell’empito carnale osservano, poi, dalla quadreria il Cuore, pulsante della performance Tango (II version), 2026, che ospita una milonga per riflettere sull’innamoramento tra passionalità tanghera e irenismo interspecista (una ‘pace amorosa’ espressa dai copricapi raffiguranti varie specie animali).
Infine, Cellule, 2026, l’opera chiamata ad avvolgere tutta l’esposizione, centinaia di metri di carta decorata e figurata a mano disposti lungo le pareti, per perdersi nel piacere semplice dell’osservazione minuta.
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