A MILANO
L’abbraccio della tigre siberiana
Torna la mostra di Wildlife photographer of the year

La tigre siberiana ha gli occhi socchiusi e sembra abbracciare l’albero. La luce filtra tra i rami e il mantello dell’animale crea quasi un’altra trama all’interno di queste fasce di luce e ombra. Assomiglia a un dipinto. Invece è una foto. Lo scatto con il quale il russo Sergey Gorshkov ha vinto la cinquantaseiesima edizione del più importante concorso mondiale di fotografia naturalistica, il Wildlife Photographer of the Year, le cui foto selezionate, un centinaio, fino al 31 dicembre sono esposte nella mostra a Palazzo Francesco Turati di via Meravigli 7 a Milano, organizzata dall’associazione culturale Radicediunopercento di Roberto Di Leo.
The Embrace è l’immagine di una tigre in via d’estinzione accanto a un gigantesco antico abete della Manciuria in cui l’animale «in realtà sta marcando il territorio, perché loro graffiano la corteccia, ci si strofinano contro. È un’immagine bellissima e interessante, realizzata con la tecnica della fototrappola, per cui è stata messa sul tronco dell’albero la macchina fotografica con un sensore puntata su un angolo che il fotografo ha ritenuto idoneo al passaggio degli animali». Vero che il fotografo non è lì a schiacciare il tasto, «ma per ottenere questo risultato devi conoscere il comportamento degli animali, gestire la luce, impostare l’inquadratura».
A raccontarli, la bellezza e l’impegno che ci sono dietro a questa foto, è Marco Colombo, per tre volte vincitore del Wildlife Photographer of the Year. E che è guida, il venerdì sera alle 20.30 attraverso la piattaforma zoom, della mostra. Catturata da una fototrappola è anche un’altra immagine su cui Colombo si sofferma. Ritrae un «ocelot, un felide che vive in America. Questa foto mi piace moltissimo: c’è un tronco di un albero su un fiume e l’animale è ripreso mentre ci passa sopra, quasi il tronco fosse un’autostrada, un ponte. Si vede questa giungla lussureggiante sullo sfondo con l’acqua del fiume sotto e l’animale che usa il tronco per guadare senza bagnarsi. In questa fotografia si nota come la pianificazione dello scatto da parte del fotografo sia importantissima». Di tipo diverso, con una storia particolare da raccontare è poi la foto delle «pernici bianche, fatta con un grandangolare– prosegue Colombo –, obiettivo di solito utilizzato per il paesaggio. In questo caso le pernici sono mimetizzate con le montagne innevate sullo sfondo e con un campo di pietre che escono dalla neve. I visitatori possono divertirsi nell’individuare le pernici oltre quella grande in primo piano: è una foto che suscita molta curiosità nell’osservatore». Il calamaro diamante arancione con braccia molto larghe e membrane particolati è immortalato in una foto subacquea fatta in immersione di notte. «Una tecnica chiamata black water dive – spiega Marco Colombo -: si va al largo, si mette una lampada a 5/6 metri di profondità e si aspetta un’ora per poi immergersi di notte nel buio totale, trovando animaletti “catturati” dalla luce. In questo caso, il particolare che colpisce è che il calamaro, fotografato da sopra, è esattamente simmetrico, le braccia sono nell’identica posizione sul lato destro e sinistro: sembra quasi un totem, un logo fatto a computer, è una foto molto grafica». E poi uno sguardo particolare è quello offerto dal Pulcinella di mare mentre «vola con il becco pieno di pesciolini. Una folto molto interessante e curiosa di questo buffo uccello: si sono già viste sue fotografie da posato, perché si ferma spesso sulla scogliera, ma più difficile è mentre sta volando con la testa girata verso il fotografo».
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